Migranti, le scelte di Lamorgese: crescono le tensioni nel governo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Roberto Gualtieri, Luciana Lamorgese, Stefano Patuanelli, Giuseppe Conte

ROMA – Crescono le tensioni all’interno della coalizione sul tema immigrazione e sicurezza. Evidenti le spaccature in merito ad eventuali modifiche da apportare ai decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini.

Italia viva punta i piedi

Spazio ad un più che possibile ampliamento dei permessi speciali di soggiorno e alla possibilità di impedire l’immediata confisca della nave utilizzata per il trasporto dei migranti con possibile aumento dell’accoglienza diffusa stanno creando non poche ruggini all’interno della coalizione. Italia viva non ci sta e chiede la “riscrittura del memorandum sulla Libia”. Ma il discorso sul decreto sicurezza lascia margine a una serie di critiche in quanto “non dovrebbe contenere solo una correzione dell’oltraggio al pubblico ufficiale, mantenendo l’abolizione della tenuità del fatto solo per le forze dell’ordine, ma dovrebbe allargarsi alle periferie e al decoro urbano”. Comunque sia sembra assodato che presto verranno  scritti due decreti, uno proprio sulla sicurezza e l’altro in merito al problema immigrazione, tema sempre scottante e di grande attualità. Reso ancor più delicato dalla dichiarazione del Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese che chiede di riaprire i flussi migratori incontrollati ridando così guadagni ad Ong e trafficanti di esseri umani.

Crimi: no al passo indietro

Secondo Vito Crimi, reggente del M5S “i decreti sicurezza hanno rappresentato un grande passo in avanti, tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati raggiunti”, idea solennemente contestata dagli attuali alleati di governo che chiedono l’esatto contrario. Facile che in un tavolo di contrattazione vi sarà spazio ad un più che possibile rimpasto con ampliamento dei permessi speciali di soggiorno e alla possibilità di impedire l’immediata confisca della nave utilizzata per il trasporto dei migranti con possibile aumento dell’accoglienza diffusa. Oltre ad un ridimensionamento delle multe alle ong dall’attuale massimo di 1 milione di euro a 50mila euro. Il presidente della Repubblica in merito fece riferimento a una sentenza della Consulta sulla proporzionalità tra sanzioni e comportamenti, oltre al fatto che “non è stato introdotto alcun criterio che distingua quanto alla tipologia delle navi, alla condotta concretamente posta in essere, alle ragioni della presenza di persone accolte a bordo e trasportate”.

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