Il momento in casa Milan si è fatto delicato. Il proprietario Gerry Cardinale ha manifestato la sua delusione per la piega che ha preso la stagione, con il rischio concreto di mancare la qualificazione alla prossima Champions League. Nonostante i punti in classifica siano superiori a quelli dell’anno precedente, il patron non può ritenersi soddisfatto, soprattutto per i risultati degli ultimi due mesi e per il clima di tensione che circonda il club.
La recente protesta dei tifosi a San Siro ha acuito un malcontento già palpabile. Il numero uno di RedBird ha sempre dichiarato di voler vincere e ha sostenuto il club con investimenti significativi, confermando l’intenzione di continuare a farlo. Tuttavia, il progetto tecnico avviato la scorsa estate, che aveva portato la squadra in testa alla classifica e poi stabilmente in zona Champions, sembra ora sul punto di sfaldarsi.
Le conseguenze di un fallimento sportivo sarebbero pesanti sia a livello tecnico sia economico. Si profilerebbe il rischio di dover ripartire da zero, con un nuovo management e una nuova guida tecnica. Sul piano finanziario, un’altra stagione senza i cospicui proventi della Champions League comporterebbe quasi certamente un bilancio in passivo, a meno di non procedere con una o più cessioni eccellenti per risanare i conti. La differenza tra partecipare alla massima competizione europea o all’Europa League è enorme.
Dagli Stati Uniti, per il momento, è arrivato un richiamo all’unità. La parola d’ordine è lottare tutti insieme per raggiungere l’obiettivo minimo fissato a inizio stagione: un posto tra le prime quattro del campionato. Questa è sempre stata la priorità assoluta per Cardinale. Dopo cinque sconfitte nelle ultime otto giornate, il traguardo appare lontano, ma la classifica dice che con due vittorie nelle ultime due partite il Milan si assicurerebbe la qualificazione.
Il tempo dei processi non è ancora arrivato. Solo dopo la fine del campionato, scatterà il momento delle riflessioni e delle valutazioni approfondite, analizzando sia gli aspetti positivi sia quelli negativi della stagione. Tra questi ultimi, spicca un mercato estivo che non ha dato i frutti sperati, con un rendimento dei nuovi acquisti giudicato al di sotto delle aspettative.
Le responsabilità saranno attribuite a tutti i livelli. L’amministratore delegato, il direttore sportivo, il direttore tecnico e l’advisor sportivo sono tutti sotto esame, chi più chi meno. Nessuno è considerato esente da colpe. La sensazione è che la ripartenza del progetto dipenderà in gran parte da chi resterà e dalla risoluzione del nodo allenatore. La prima decisione, però, riguarderà la struttura dirigenziale, mai così in bilico. In caso di mancato accesso alla Champions League, la rivoluzione ai piani alti del club potrebbe essere totale.







