“Minacce per far votare Ambrosone”: lo riferisce il promotore di una lista di Petrella a Castel Volturno

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Il sindaco Pasquale Marrandino e Rocco Ambrosone (non indagato)
Il sindaco Pasquale Marrandino e Rocco Ambrosone (non indagato)

CASTEL VOLTURNO – Nelle dichiarazioni raccolte dalla Procura sulle Comunali del 2024 spunta anche la campagna elettorale di Rocco Ambrosone. A parlarne è Giovanni Arpino, promotore della lista ‘Castel Volturno Città’, che sosteneva la coalizione di Luigi Umberto Petrella. Arpino, nei mesi scorsi, è stato interrogato nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta e coordinata dai pm Giacomo Urbano e Anna Ida Capone. Ambrosone non risulta indagato, ma il suo nome entra nei verbali attraverso le domande dei magistrati e il racconto del testimone.

Arpino ha spiegato di avere con Ambrosone un rapporto molto stretto, ricordando che è titolare di un lido a Destra Volturno ed è cugino di Mosvaldo Caterino, detto ’o mastrone. Poi ha raccontato una circostanza appresa da altri: proprio ’o mastrone avrebbe svolto un’attiva campagna elettorale per Ambrosone, poi eletto consigliere, facendo girare soggetti in scooter nel centro cittadino e minacciando persone per indurle a votarlo. Si tratta, naturalmente, di dichiarazioni testimoniali e di elementi investigativi da riscontrare e valutare nelle sedi competenti, non di verità accertate. Ma il passaggio è stato inserito dai carabinieri nel quadro più ampio delle presunte pressioni e delle possibili utilità che, secondo la Procura di Santa Maria Capua Vetere, avrebbero accompagnato la competizione elettorale a Castel Volturno, vinta da Marrandino.

Nel dettaglio, sono parole inserite nelle integrazioni incentrate soprattutto sull’ormai noto incontro all’hotel Sinuessa, a Mondragone. Stando alla tesi della Procura di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Pierpaolo Bruni, proprio in quella riunione si sarebbe consumato un accordo politico-elettorale alla presenza del consigliere regionale Giovanni Zannini, oggi in Forza Italia, e di Vincenzo Caterino, sindaco di San Cipriano d’Aversa e all’epoca alla guida della Gisec, con Luca Pagano, imprenditore sanciprianese. Secondo l’ipotesi accusatoria, Pagano avrebbe dovuto orientare voti al ballottaggio in favore di Pasquale Marrandino in cambio di un assessorato per la figlia e dell’utilizzo di un terreno come deposito per i mezzi dei rifiuti.

Negli atti sono confluite anche le dichiarazioni di Vincenzo Caterino, che sostanzialmente smentiscono la ricostruzione degli inquirenti, e quelle di Pagano, che provano a ridimensionare quell’incontro a un semplice accordo politico, senza finalità imprenditoriali. Una versione letta dai carabinieri però in maniera diversa. Per gli investigatori, il comportamento di Pagano, oscillante tra parziali ammissioni e decisi dinieghi su punti chiave, apparirebbe funzionale a proteggere la propria cerchia di amici e conoscenti e a depotenziare l’ipotesi del voto di scambio, tentando di far passare l’intera vicenda come una ‘delusione politica’ piuttosto che come un accordo corruttivo fondato su utilità materiali.

Arpino, che ha parlato anche di Ambrosone, era stato interrogato proprio sulla vicenda dell’hotel Sinuessa, fornendo dichiarazioni ritenute dagli investigatori coerenti con la tesi della Procura. Sollecitato dalle domande dei pm, ha riferito anche di alcuni soggetti indicati negli atti come “slavi”. Secondo il suo racconto, dopo il ballottaggio, due persone si sarebbero presentate presso l’autoscuola dove lavora per raccontargli di una promessa di denaro in cambio del voto e del sostegno della comunità slava. I due, sempre secondo la testimonianza, avrebbero però chiesto non soldi, ma il pagamento di guaine per tetti da installare presso la loro abitazione. Materiale che avrebbero poi acquistato per circa 450 euro, convinti che la spesa sarebbe stata coperta da altri. In realtà, avrebbero dovuto pagarla personalmente. Uno dei due, ha aggiunto Arpino, gli avrebbe poi mostrato anche la fattura, commentando che, vista la conclusione della vicenda, avrebbe fatto meglio a prendere direttamente i soldi.

Questo spaccato si inserisce nell’indagine più ampia, dichiarata conclusa — salvo la recente integrazione sull’hotel Sinuessa — che ha interessato complessivamente nove persone e riguarda l’ipotesi di un’associazione elettorale messa in piedi per condizionare il voto alle Comunali del 2024, oltre a singoli episodi di presunta compravendita di voti. Ambrosone e Mosvaldo Caterino, citati nelle dichiarazioni di Arpino, non risultano indagati né nel filone sulla presunta compravendita di voti né negli altri procedimenti che riguardano Marrandino (legati a presunti episodi corruttivi). Risultano invece indagati, per l’ipotesi di corruzione elettorale in concorso con il sindaco Marrandino, Giovanni Zannini e Vincenzo Caterino. Per tutti resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.

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