Movimento 5 Stelle, Paragone deferito ai probiviri per aver votato contro il bilancio.

Il senatore snobba Grillo e Casaleggio e va a cena con Di Battista

Foto Fabio Cimaglia /

ROMA – L’aria è tesa in casa 5 Stelle dopo la scelta di Gianluigi Paragone di votare contro la fiducia in Senato. Il senatore è stato deferito ai probiviri del Movimento. Il collegio disciplinare dovrà valutare quale sarà la sanzione nei confronti di Paragone. L’espulsione dal Movimento, tuttavia, sembra per ora esclusa. Ed è stato quasi uno schiaffo in faccia al Movimento in difficoltà il fatto che che, mentre Beppe grillo e Davide Casaleggio radunavano i gruppi parlamentari per ricompattare le fila, il senatore non si sia presentato.

Numeri risicati per Di Maio. Paragone pedina importante: “Se vogliono cacciarmi gli darò il mio vaffa”

Chi semina vento raccoglie tempesta. E per i 5 Stelle, nati dalle fiamme dell’aggressione verbale del “vaffa”, ora paga le conseguenze: è con la stessa aggressività che Paragone rilancia la palla a grillo e Casaleggio.

“Hanno voluto costruire un movimento basato sul ‘vaffa’ – dichiara il senatore – e se vorranno cacciarmi sarò a mandarli a quel paese, aggiungendo il dito medio. Poi mi opporrò, questo è sicuro. Non gliela renderò facile, dovranno sudare”. Tanta rabbia e pochi contenuti, men che meno politici, nelle parole di Paragone.

Il voto contrario del senatore al bilancio: “Una manovra contraria al Paese”

All’origine della frattura tra Paragone e il Movimento 5 Stelle il dissenso sulla legge di bilancio. “Una manovra – ha dichiarato il senatore – in cui manca la nostra visione del Paese. Non potevo votarla. Dovremmo dare delle risposte a chi ci ha votato, ma non lo stiamo facendo”. Ma le critiche alla manovra non sono l’unico punto di scontro. Anche la leadership di Luigi Di Maio, per Paragone, non segue l’ideologia del Movimento. “La riorganizzazione – dice Paragone – sta andando verso una maggiore collegialità delle decisioni. Ora la squadra di facilitatori si allargherà. E’ solo il primo passo. Di Maio non farà mai un passo indietro. Ma ogni settimana che passa dovrà affrontare problemi sempre peggiori. Non è più il capo politico con la leadership forte di qualche anno fa”. Parole che suonano come un chiaro avvertimento. Soprattutto considerando la cena a cui ha partecipato, in favore del summit di Grillo e Casaleggio, insieme ad Alessandro Di Battista.

Il senatore non si presenta all’incontro con Grillo e Casaleggio e va a cena con Di Battista. Paragone rinnega il ruolo di Di Maio: “Non è più il capo politico di qualche anno fa”.

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