NAPOLI – Multati, allontanati, nonostante siano da sempre un pezzo identitario della cultura napoletana. Gli artisti di strada sono sul piede di guerra. A Piazza San Domenico Maggiore si prepara una mobilitazione che promette di accendere il dibattito cittadino sul futuro dell’arte di strada. Il prossimo 2 maggio musicisti, cittadini, associazioni e movimenti scenderanno in piazza contro le sanzioni fino a 500 euro introdotte dal Comune per le esibizioni nei vicoli e nelle piazze.
A promuovere l’iniziativa è il Comitato degli artisti di strada, che in un comunicato parla apertamente di “un attacco diretto alla cultura popolare napoletana, alla sua identità e alla sua tradizione secolare di musica vissuta per strada”. Secondo gli organizzatori, il nuovo regolamento rischia di “soffocare una delle espressioni più autentiche della città”, colpendo soprattutto chi vive di performance e trova nella strada il proprio primo e spesso unico palcoscenico.
La protesta partirà proprio da Piazza San Domenico Maggiore, luogo simbolo della cultura cittadina, e si muoverà nel segno di una richiesta precisa: revocare le multe e costruire un regolamento più equo, capace di bilanciare la tutela della quiete pubblica con la libertà artistica. “La musica di strada non è un fastidio – si legge ancora nel documento – ma parte integrante del paesaggio sonoro di Napoli, un patrimonio immateriale che continua a rendere la città riconoscibile nel mondo”.
Tra le voci più rappresentative della protesta c’è quella di Mario Marigliano, un chitarrista itinerante, un menestrello, un vero appassionato di musica, che scenderà in piazza a sostegno dei colleghi. “Si danneggia molta gente che si arrangia, che lotta, che fa qualcosa che artisticamente ha un valore. È un’espressione personale che non può essere governata. Noi siamo una città che da tremila anni ha questa tradizione, mi sembra assurdo provare a fermarla”.
Il chitarrista allarga poi lo sguardo al contesto urbano: “Nasce dal disturbo della quiete pubblica? A me sembra sia una questione di lobby, come un po’ su tutto quello che sta avvenendo in città. Ai Quartieri Spagnoli non si poteva camminare fino a pochi anni fa, ora invece il volto della zona è cambiato, non capisco perché porre limiti a tutto questo. Io ci andrò, perché mi interessa difendere la comunità e i colleghi che fanno questo per vivere. Napoli è una realtà millenaria, una città insorgente da sempre, libera. Non cambia niente? Vogliamo urlare lo stesso. La libertà non si tocca”.
La manifestazione si annuncia partecipata e trasversale, con la presenza di movimenti civici e realtà associative. Più che una semplice protesta, l’obiettivo è rilanciare un confronto sul modello di città: una Napoli che, secondo gli organizzatori, deve continuare a riconoscersi nella sua vocazione culturale e popolare.

















