Napoli, De Laurentiis attacca Cardinale e i fondi

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Premiato dall’Associazione Stampa Estera, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis ha parlato del futuro del calcio italiano, lanciando un attacco diretto ai fondi di investimento e in particolare al proprietario del Milan, Gerry Cardinale.

Il patron si è definito “un passionale di natura”, spiegando di approcciare ogni attività, incluso il calcio, con divertimento e dedizione. Ha sottolineato come questa mentalità imprenditoriale si scontri con la staticità del sistema. “Se vuoi fare impresa devi stravolgere ciò che non funziona”, ha dichiarato, lamentando la resistenza al cambiamento in Italia, ostacolata da leggi obsolete che frenano l’innovazione.

De Laurentiis ha poi criticato la mentalità di chi gestisce il calcio, prendendo di mira le figure non imprenditoriali. Ha raccontato di un incontro avuto tre anni fa con Gerry Cardinale, definendo le sue idee “cose che non stavano in cielo e in terra”. Dal suo punto di vista, quello del numero uno del Milan è l’approccio di un finanziere, mosso da esigenze di rendimento economico, e non quello di un vero imprenditore.

Per spiegare la sua filosofia, ha usato un paragone con la sua attività nel cinema, dove si è sempre definito un “artigiano”. Ha evidenziato come abbia sempre controllato l’intero processo: dalla scelta delle idee, nate internamente, al loro sviluppo, fino al finanziamento, alla produzione e alla commercializzazione del prodotto finale. Un modello di impresa totale che non delega ma gestisce direttamente.

Questa visione si estende alla gestione dei diritti commerciali del calcio. Secondo il presidente, i club che rappresentano il “motore del calcio italiano”, come Juventus, Milan, Inter, Napoli e Roma, dovrebbero farsi carico direttamente della commercializzazione del prodotto, suggerendo che un modello gestito internamente potrebbe essere più efficace.

A dimostrazione del suo disinteresse per il guadagno fine a se stesso, ha rivelato di aver rifiutato un’offerta milionaria per due amichevoli in Australia e Singapore. Un viaggio di 30 ore, ha spiegato, avrebbe compromesso la preparazione atletica della squadra, rendendo l’operazione una “follia”. Al contrario, ha ricordato di aver organizzato tornei estivi offrendo le partite in pay-per-view a un prezzo modesto.

La conclusione del suo intervento è stata netta. Ha messo in discussione l’effettivo beneficio portato dai fondi: “Hanno investito denaro per farlo fruttare ai loro investitori”, ha affermato. “Se dopo un po’ di tempo non hanno avuto un guadagno, allora che benefit è stato apportato? Nessuno”. Un giudizio che bolla come sterile l’ingresso della finanza pura nel pallone.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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