Napoli, Vergara: “Stavo per mollare e vendere auto”

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Cronache Mercato
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Il centrocampista del Napoli, Antonio Vergara, ha rivelato un momento critico della sua carriera in una lunga intervista. Un periodo buio in cui ha seriamente pensato di abbandonare il calcio per dedicarsi a un’altra vita, lontano dai campi da gioco. “Ho tenuto duro, anche perché stavo per mollare tutto”, ha confessato il giocatore.

Il punto di svolta è arrivato nel 2023, con la rottura del legamento crociato, un infortunio che lo ha messo a dura prova psicologicamente. “Quando mi ruppi il crociato ricordo che chiamai mio padre e gli dissi: ‘È finita, preparami un posto nella concessionaria di auto a Caivano’. Per fortuna poi non ho mollato”, ha raccontato, sottolineando la forza di volontà che gli ha permesso di superare le difficoltà.

Sul campo, la sua duttilità è diventata un marchio di fabbrica, sebbene talvolta fonte di incertezza. “Da cinque anni cambio continuamente posizione. Faccio l’esterno alto, il trequartista, la mezzala, il quinto di centrocampo. Dove mi dicono di mettermi, là mi metto”, ha spiegato, evidenziando una completa disponibilità tattica.

Tra i ricordi più intensi, spicca la notte della sua prima rete in Champions League contro il Chelsea, un sogno agrodolce. “Ho sognato tante volte quella notte e quel goal. Solo che cambierei il finale, perché la vittoria e il passaggio del turno non sono arrivati, rendendo amara quella serata”, ha ammesso il centrocampista.

Vergara ha poi offerto un interessante confronto tra due grandi allenatori che ha conosciuto. Di Antonio Conte ha sottolineato la mentalità ossessiva per il successo: “Un maniaco della vittoria, un allenatore con una mentalità unica. Anche se hai vinto 4-0 la sera prima, il giorno dopo è già incazzato perché pensa a come vincere la prossima partita”.

Un approccio diverso da quello di Massimiliano Allegri, più focalizzato sul rapporto umano. “Cerca di creare un legame personale con ognuno di noi. Scherza, ride, è ironico. Appena mi ha visto mi ha detto che dobbiamo migliorare sulla pulizia tecnica. Mi ha impressionato, perché sapeva già tutto di me”.

Infine, il giocatore ha condiviso una riflessione critica sul calcio italiano e sulla percezione dei talenti. “Forse uno dei problemi del nostro calcio è considerare uno di 23 anni un giovane. Spero che la mia storia aiuti ad aprire gli occhi a tutti”, ha dichiarato, definendola una “piccola guerra generazionale”. Secondo lui, la maturità non è una questione anagrafica: “Se a 18 anni un ragazzo è pronto, non ha senso fargli fare un percorso diverso e lungo”.

Riguardo agli obiettivi stagionali, ha preferito mantenere un profilo basso. “Non parliamo di Scudetto, per scaramanzia e perché mi sembra un campionato più equilibrato dello scorso”, ha concluso, mostrando cautela e concentrazione sul presente.

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