Neve e campagne, vacanze ‘green’

NAPOLI (Francesco Pari) – Vacanze e tutela dell’ambiente. Gli italiani riscoprono la gioia di qualche giorno di festa a dicembre dopo l’incubo del Covid. E tornano le vacanze sulla neve per 4,5 milioni di cittadini che approfittano del lungo ponte dell’Immacolata per passare qualche giorno in montagna dopo che le difficoltà degli ultimi anni. Ad affermarlo è un’indagine Coldiretti-Ixe’ diffusa in occasione del week end che rappresenta il primo vero banco di prova per le feste di Natale dal punto di vista turistico.

L’indagine di Coldiretti

“Si tratta di una ripartenza importante – sottolinea la Coldiretti – destinata ad avere effetti non solo sulle piste da sci ma sull’intero indotto delle vacanze in montagna, dall’attività dei rifugi alle malghe fino agli agriturismi. L’economia che ruota intorno al turismo invernale – ricorda la Coldiretti – ha un valore stimato prima dell’emergenza Covid tra i 10 e i 12 miliardi di euro all’anno tra diretto, indotto e filiera”. Un passaggio fondamentale per le aziende del settore. Proprio dai numeri della fine dell’anno dipende la sopravvivenza delle strutture agricole che con le attività di allevamento e coltivazione – continua la Coldiretti – svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio. Sono circa 420mila gli italiani che hanno scelto di trascorrere il ponte dell’Immacolata in agriturismo (foto Lp) all’insegna della buona tavola, secondo Coldiretti e Terranostra ma molto frequentati sono anche i mercatini contadini di Campagna Amica che si moltiplicano nelle località turistiche.

La montagna rischia l’abbandono

“Nonostante ciò la montagna rischia l’abbandono per le difficoltà che hanno costretto centinaia di migliaia di aziende agricole a chiudere i battenti per la mancanza di opportunità e gli elevati costi di produzione. Il pericolo concreto è lo spopolamento di queste zone anche dalla presenza degli allevamenti, che hanno garantito fino ad ora biodiversità, ambiente e equilibrio socio-economico delle aree più sensibili del Paese perché – conclude la Coldiretti – quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere l’abbandono e il degrado spesso da intere generazioni”, spiega l’associazione di categoria. I numeri sono importanti ed è fondamentale che l’ondata turistica tra la neve e gli agriturismi venga vissuta con modalità green e nel più totale rispetto della natura. Economia, certo, ma prima di tutto c’è la sostenibilità. A far scegliere l’agriturismo – sottolinea la Coldiretti – è la spinta verso un turismo di prossimità, con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne italiane, Se la cucina a chilometri zero è la qualità più apprezzata le strutture hanno incrementato l’offerta con servizi innovativi per sportivi, nostalgici delle tradizioni, curiosi e ambientalisti, ma anche con attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici o wellness.

Le attività a tema natalizio

“Senza dimenticare le attività più strettamente legate al Natale come i corsi di cucina per la preparazione delle specialità delle feste o le lezioni di addobbo per l’allestimento dell’albero anche se la cucina resta l’attività più apprezzata dagli ospiti degli agriturismi che conservano ricette della campagna tramandate da generazioni. A disposizione ci sono circa 25.400 aziende agrituristiche presenti in Italia che sono in grado di offrire un potenziale di più di 294mila posti letto e 532 mila coperti per il ristoro e quasi 2000 attività di fattoria didattica per i più piccoli”. Numeri davvero importanti. Complessivamente sono 17 milioni gli italiani in vacanza per il ponte dell’Immacolata, che dopo due anni di restrizioni a causa della pandemia rappresenta il primo vero banco di prova per il turismo di Natale. Tra chi passerà l’Immacolata fuori casa, la stragrande maggioranza resterà in Italia mentre – conclude Coldiretti – solo un 12% uscirà dai confini nazionali. Tra le destinazioni più gettonate si piazzano in cima alla classifica le città, seguite da montagna, mare e campagna e parchi naturali.

Il noleggio degli alberi di Natale

C’è, però, anche chi resterà in casa a fare l’albero di Natale. E anche qui fare scelte green è importante. Da segnalare quest’anno l’arrivo della possibilità di noleggiare alberi veri promossa da Coldiretti e Campagna Amica in Toscana in provincia di Pistoia. L’obiettivo è quello di andare incontro alle difficoltà di gestione di un abete vero per molte famiglie che hanno poco spazio in casa o nessun giardino per ospitarlo, offrendo la possibilità di riportare l’esemplare acquistato al vivaio che lo terrà in custodia fino al prossimo Natale grazie all’impiego di speciali vasi che tramite dei fori permettono alle radici di crescere una volta ripiantati. Gli alberi, una volta spogliati degli addobbi, potranno essere così riconsegnati ottenendo indietro la metà del prezzo pagato.

Gli abeti restituiti ai boschi

Quando l’abete sarà troppo grande – evidenzia Coldiretti – per essere ospitato in casa sarà restituito al bosco, il suo habitat naturale. “L’albero naturale italiano concilia il rispetto della tradizione con quello dell’ambiente poiché – informa la Coldiretti – è coltivato soprattutto nelle zone montane e collinari in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline ed a combattere l’erosione e gli incendi. Gli abeti utilizzati come ornamento natalizio derivano per circa il 90% da coltivazioni vivaistiche mentre il restante 10% (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale che prevede interventi colturali di “sfolli”, diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza del bosco. In Italia la coltivazione dell’albero di Natale è concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia) ed in Veneto. L’albero finto invece è anche inquinante oltre ad essere quest’anno più costoso, con rincari fino al 40% a causa degli aumenti delle materie prime, proprio a partire dalla plastica. Un abete artificiale di circa 1,90 metri – spiega la Coldiretti – ha un’impronta di carbonio equivalente a circa 40 chili di emissioni di gas serra, che è più di 10 volte quello di un albero vero. Elementi di cui tener conto.
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