Omicidio Cioffi, Zagaria assolto. Condanna per Valter Schiavone

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Vincenzo Zagaria, Valter Schiavone e Giuseppe Misso
Vincenzo Zagaria, Valter Schiavone e Giuseppe Misso

CASAPESENNA – Sentenza ribaltata per Vincenzo Zagaria, 69enne di Casapesenna. Condannato in primo grado a 30 anni, ieri la Corte d’assise d’appello di Napoli ha assolto lo storico esponente del clan dei Casalesi. Era finito a processo con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di Domenico Cioffi. A puntare il dito contro Zagaria erano stati i collaboratori di giustizia Nicola Panaro e Giuseppe Misso.

Per Zagaria, assistito dall’avvocato Pasquale Davide De Marco, è arrivata l’assoluzione per non aver commesso il fatto. La Corte d’appello ha invece confermato la condanna a 30 anni per Valter Schiavone, 64enne di Casal di Principe, fratello del capoclan Francesco Sandokan Schiavone, e quella a 10 anni per Giuseppe Misso. Non avevano impugnato il verdetto di primo grado, invece, Nicola Panaro e Raffaele Diana, detto Rafilotto, 73enne di Casal di Principe.

L’assassinio, secondo la ricostruzione degli inquirenti, va inquadrato nella faida che vedeva contrapposti il clan dei Casalesi, guidato da Sandokan, e il gruppo dei Quadrano. Uno scontro che provocò una lunga scia di sangue. Tra le vittime ci fu anche Domenico Cioffi, ritenuto vicino ai Quadrano.

Secondo la Dda, a dare l’ordine di morte sarebbero stati Schiavone e Zagaria. Diana, invece, avrebbe svolto il ruolo di specchiettista, occupandosi della localizzazione della vittima e della comunicazione dei suoi spostamenti. Gli esecutori materiali dell’omicidio sarebbero stati Giuseppe Misso e Nicola Panaro.

Contro la sentenza di secondo grado le difese potranno presentare ricorso in Cassazione. L’indagine sul delitto, coordinata dal pm Simona Belluccio, ha coinvolto anche Francesco Compagnone. Secondo l’accusa, avrebbe messo a disposizione del commando, per almeno due giorni, la sua casa di San Cipriano d’Aversa, consentendo agli esecutori di parcheggiare l’auto utilizzata per l’omicidio, custodire le armi usate per l’esecuzione, aprire e chiudere il portone all’ingresso e all’uscita del gruppo di fuoco e fornire successiva copertura ai killer, occupandosi anche di far sparire la macchina usata.

A differenza degli altri imputati già processati in primo grado e in appello, però, Compagnone ha scelto di affrontare il dibattimento.

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