Il sogno di Adriano Panatta di premiare un tennista italiano a Parigi, a cinquant’anni dal suo storico trionfo, è a un passo dal realizzarsi. Dopo l’eliminazione di Jannik Sinner, la speranza non si è spenta: un giocatore azzurro sarà infatti in finale al Roland Garros, un traguardo che mancava da tempo. La semifinale tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi ha garantito la presenza tricolore nell’atto conclusivo del torneo.
L’ex campione, vincitore nel 1976, ha espresso grande orgoglio. “Mi farebbe molto piacere, ma sono già veramente felice che ce ne sia di sicuro uno in finale che potrò ammirare dalla tribuna, chiunque esso sia”, ha dichiarato Panatta, presente a Parigi su invito della direttrice Amélie Mauresmo e del presidente Gilles Moretton.
“È un privilegio sentire ancora un legame così forte con il Roland Garros, per me è molto speciale. Avevo detto dopo l’eliminazione di Jannik che c’erano altri ragazzi con le carte in regola per fare bene. Ora ci spero. Se poi fosse un romano… si ripeterebbe la storia”, ha aggiunto, con un chiaro riferimento a Flavio Cobolli.
Proprio Flavio Cobolli, romano come Panatta e classe 2002, sta vivendo un momento d’oro. “Flavio fisicamente è fortissimo, sapevo che se avesse trovato continuità si sarebbe potuto spingere molto lontano. Sta vivendo la migliore stagione in carriera e la semifinale lo proietta nella Top 10 mondiale”, ha analizzato l’ex tennista.
Il suo avversario sarà Matteo Arnaldi, una delle sorprese più positive del torneo. “Arnaldi ha parzialmente limato la frenesia del passato. Quando entra in modalità ‘maratoneta’ in un match al meglio dei cinque set diventa un incubo difensivo per chiunque. Lo ha dimostrato arrivando in semifinale con molte ore di gioco nelle gambe”.
Un pensiero è andato anche a Matteo Berrettini, costretto al ritiro nel derby contro Arnaldi. “Sono molto dispiaciuto per lui, spero non sia niente di grave. Aveva ripreso alla grande e fatto benissimo, spero possa partecipare a Wimbledon”, ha commentato Panatta.
Il successo al Roland Garros, anche senza il numero uno al mondo, è per Panatta la fotografia della crescita del movimento. “Non sono sorpreso, sapevamo di avere un’ottima squadra, ma arrivare a questo punto in così tanti non era scontato. Sinner è il migliore, ma dietro di lui c’è un gruppo di alto livello”.
Qual è l’ostacolo più grande verso il trofeo? “La pressione”, ha risposto senza esitazioni. “Quando vedi il traguardo, il braccio pesa sempre un po’ di più. Su campi come questo, conta più la pressione. Ve lo assicuro”. Panatta ha infine preferito non sbilanciarsi su chi lo abbia sorpreso di più, concludendo con un elogio collettivo: “Ognuno di loro si è meritato quello che sta ottenendo”.











