L’ex pilota Riccardo Patrese ha espresso un giudizio severo sulla gestione sportiva della Ferrari, sottolineando una mancanza di chiarezza strategica che penalizza i risultati del team. L’analisi è arrivata in un momento delicato per la scuderia, in vista del Gran Premio di Monza.
Intervistato dal sito Vision4Sport, Patrese ha puntato il dito contro l’indecisione del muretto Ferrari, considerata la causa principale di un’occasione persa durante il GP d’Olanda. “A Zandvoort hanno perso almeno un podio a causa della lentezza nel prendere decisioni: è stata una pessima prestazione da parte della Ferrari”, ha dichiarato l’ex pilota.
Secondo Patrese, sebbene la vettura di Maranello non sia ancora al livello delle migliori, il problema fondamentale risiede nell’organizzazione e nelle gerarchie interne. “La macchina non è ancora allo stesso livello della Mercedes. Probabilmente la McLaren è leggermente migliore”, ha ammesso, “ma non ci si possono permettere errori del genere: devono decidere subito chi è il pilota numero uno”.
L’ex pilota padovano ha insistito sulla necessità di una scelta immediata per evitare di perdere punti preziosi. “Non possono dire a metà gara: ‘Ci penseremo un po’ e poi vi faremo sapere’. In questi casi si perdono gare, punti e opportunità”. Alla domanda su chi dovrebbe essere designato come prima guida, Patrese non ha avuto esitazioni, indicando Lewis Hamilton. “Lewis deve essere il numero uno. Sta facendo un lavoro fantastico, ed è più costante di Charles”.
Riguardo alle reazioni di Hamilton a Zandvoort, Patrese ha mostrato comprensione per la frustrazione del pilota. “Posso comprendere il motivo per cui ha fatto quei commenti. Ai miei tempi, tutti si lamentavano. Nella Formula 1 di oggi tutto è un po’ piatto, quindi quando Lewis ha detto quello che ha detto, le cose si sono fatte interessanti”.
Per rafforzare la sua tesi, Patrese ha ricordato un episodio della sua carriera. “Se c’è una possibilità che la Ferrari possa competere per il campionato, deve scegliere. Nel 1983 la mia squadra dovette prendere una decisione tra me e Nelson Piquet, che doveva lottare per il campionato. Così io fui sacrificato per dare il massimo supporto, e riuscimmo a vincere”.
L’analisi si conclude con una riflessione amara, che suona come un avvertimento per la scuderia. Secondo Patrese, la gestione della gara in Olanda è la prova definitiva che a Maranello manca ancora una visione chiara e decisa, un elemento indispensabile per tornare a competere per la vittoria finale.






