Rifiuti, la scalata del clan per arrivare a Gianfranco Fini

L'ex leader di An, estraneo alla vicenda, non è indagato. Il suo nome spunta nelle intercettazioni dei carabinieri

Foto Roberto Monaldo / LaPresse20-10-2016 RomaPoliticaInaugurazione della mostra "Nostalgia dell' avvenire" - I 70 anni del MsiNella foto Gianfranco Fini Photo Roberto Monaldo / LaPresse20-10-2016 Rome (Italy)Opening of the exhibition "Nostalgia for the future" - The 70 years of the MSI In the photo Gianfranco Fini

La camorra non bastava. Per portare a casa il risultato, serviva il sostegno della politica, occorreva l’ok “del grande capo”: Gianfranco Fini. Nel 2009 trasformare l’azienda agricola confiscata agli Schiavone in un impianto di compostaggio era un’operazione complessa: permessi, finanziamenti e grane ‘ambientali’. Bisognava gestire tutto con discrezione. Ad occuparsene, per la Dda di Napoli, è stato il duo Enrico ParenteMaurizio Malena. Il primo, già sindaco di Grazzanise (scomparso nel settembre del 2016), è stato condannato in primo grado, nel 2013, per favoreggiamento a Michele Zagaria. Tre anni più tardi venne arrestato cautelarmente per concorso esterno al clan dei Casalesi. Lo stesso reato, recentemente, è stato contestato dal pm Alessandro D’Alessio proprio a Malena: l’architetto e dipendente del Comune mazzonaro a marzo, a piede libero, affronterà l’udienza preliminare. Sarà il giudice De Ruggiero a decidere se rinviarlo o meno a giudizio.

Maurizio Malena

Nonostante l’impegno profuso, però, il progetto ‘compostaggio’ non decollò: rimase su carta. Ora, dopo circa dieci anni, restano soltanto i ‘tentativi’ per concretizzarlo e i tre mondi (imprenditoria, politica e criminalità) che senza far rumore era necessario connettere. Dalle intercettazioni raccolte dall’Antimafia è emerso che a preoccuparsi di creare un aggancio ‘romano’ per realizzare l’opera era stato Malena.

Il grande capo

Il calabrese, stando all’inchiesta realizzata dai carabinieri di Grazzanise, guidati dal comandante Luigi De Santis, avrebbe preso contatti con Luciano Allievi, 66enne di Barlassina della Bioe Srl (non indagato ed innocente fino a prova contraria). Il 4 febbraio del 2009 i carabinieri intercettano una chiamata tra i due: “Oggi pomeriggio – dice al telefono Allievi – alle 6… ha l’incontro.. con il ‘grande capo assoluto’, anche per questo argomento. Quello che conosce lui l’ha portato direttamente dal grande capo”. Malena chiede chi sia ‘il grande capo’: “Non mi viene il nome… sempre della destra, giusto”. Pochi secondo dopo, nel corso della stessa conversazione, il dubbio viene sciolto: fanno esplicito riferimento all’ex leader di Alleanza Nazionale: “Ah, quindi parla direttamente Fini (Gianfranco, ndr.), sempre di questo fatto qua…”, aggiunge l’architetto. “Si, tra gli altri argomenti ci sta anche questo, perché lui con il suo ha già parlato”, lo rassicura Luciano.

L’argomento che doveva essere posto all’attenzione di Gianfranco Fini (estraneo alla vicenda, non indagato ed innocente fino a prova contraria) sarebbe stato proprio il sito di compostaggio da realizzare a Grazzanise, in località Selvalonga, sul terreno confiscato al boss Francesco Schiavone.

Il contatto locale

Se si lavorava a Roma per creare le giuste condizioni, Malena, stando alle intercettazione, si ‘muoveva’ anche autonomamente in Campania.

Marcello Taglialatela

“C’è praticamente un senatore, sempre di Alleanza, che si chiama Taglialatela (Marcello, ndr.) ed è il vice capo gruppo alla Camera. Praticamente – racconta il calabrese ad Allievi – c’ho fatto parlare uno che ha ottimi rapporti per creare un asse Napoli-Caserta, sempre per sponsorizzare stu’ fatto qua”. Un’azione sincronizzata, per non lasciare nulla al caso. Mentre l’imprenditore si occupava di interessare il vertice del centrodestra, l’architetto attivava le sue ipotizzate conoscenze locali, come quella di Taglialatela (estraneo all’inchiesta ed innocente fino a prova contraria).

Roma dice sì

Il presunto ok dalla Capitale alla proposta sarebbe arrivato il 6 febbraio: “Mi hanno dato risposta… positiva”, dice Luciano al cellulare. “Sono disposti ad incontrare il tuo capo (Enrico Parente, ndr.). Penso che prima di sera riceverà una telefonata. Diglielo pure, c’è voluto un po’ di pazienza nel senso che di casino ne ha fatto il tuo sindaco”. “In che senso”, chiede Malena. “Voglio dire – gli risponde il milanese – lui lo conosce, l’ha sentito nominare. Non lui, il ‘grande’, ma… non è uno che è rimasto sotto al pelo dell’acqua”. “Non ha fatto casini perché… – spiega l’architetto – cioè… l’ha fatto sempre e solo per interesse del territorio. ‘Sti problemi sono nati con la spazzatura”. “Maurizio – lo ferma Allievi – riceve la telefonata… vogliono incontrarlo dai, dopo sta a lui. Se non lo volevano, se la situazione era negativa chiudevano la porta in faccia”.

Nel prosieguo della conversazione sempre Allievi fornisce a Malena un dettaglio importante: “La commissione della Regione Campania per gli impianti di compostaggio” il 18 febbraio sarebbe stata in visita a Montecatini. “Hanno deciso di andare a vedere i tre sistemi”. “I sistemi progettati – commenta l’architetto – li vanno a verificare là. Quindi anche il nostro in effetti…”. “Eh si – conferma Luciano – il tuo Molinari e compagnia bella”.

Dalle parole ai fatti: la macchina per concretizzare l’operazione era stata messa in moto.

Il sette febbraio un’altra chiamata. Malena non perde tempo: “Io in settimana dovrei andare a parlare con questo onorevole, sarebbe il vice capo gruppo al Senato di Alleanza Nazionale. Secondo te gli posso dire che ho preso contatti con Fini e che Fini è d’accordo?”. Allievi prende tempo: “Adesso vediamo, lunedì dovrebbero prendere contatti con te o con il sindaco”.

Il progetto ‘riacchiappato’

Il milanese il 10 febbraio comunica a Malena di essere diretto nel Casertano. Ed infatti a nome della Bioe Srl vengono prenotate delle stanze all’hotel Hermitage, a Vitulazio, dove Allievi alloggia con Lothar Deverling, Giuseppe Cella e Mario Caldironi (tutti non coinvolti nell’inchiesta ed innocenti fino a prova contraria).

Come aveva annunciato, il 18 febbraio la commissione regionale era andata a Montecatini per valutare gli impianti: “Ieri sera – dice Luciano a Malena – c’erano 36 persone”. E tra i presenti cita “Canapini, il sindaco di Caivano, il prefetto Forleo, la commissione tecnica per l’impianto di compostaggio per i finanziamenti e c’era tutto lo staff di Bertolaso”. “Il 28 febbraio – aggiunge – esce il decreto dove ieri sera siamo riusciti a riacchiappare, come si chiama, l’impianto di Grazzanise”. Qualcosa stava andando storto. “Perché riacchiappare?”, domanda l’architetto. “Perché le scelte che erano state fatte erano quelle di demandare alle province l’individuazione degli impianti. Per cui mentre Benevento ha presentato Molinaro e Frasio, c’era un grosso punto di domanda su Grazzanise, non per cosa, perché penso che voi non abbiate buoni rapporti con la provincia, giusto?”.

A Montecatini era stato “mandato avanti l’impianto di Trentola Ducenta”. “Invece – racconta il milanese – dopo 4 ore di discussione in discarica dove mangiano gli operai abbiamo riacchiappato l’impatto ed è stato inserito”. E sarebbero riusciti a tirare dentro il paese mazzonaro “perdendo Ischia”. “Ma non me ne frega – ha chiarito Allievi – perché Grazzanise è dentro, grande successo, ho dovuto sparare tutte le cartucce che avevo”.

Problemi ambientali

Nel corso della chiacchierata, proprio quando sembrava filare tutto liscio, Malena manifesta a Luciano un problema: “Ti chiamavo pure per un altro motivo. Insomma, ci sono un po’ di problemi qua sul sito, però comunque ne dobbiamo parlare poi di persona”. “Problemi di che tipo”, chiede Allievi. “E ne dobbiamo parlare di persona, Lucià. Sono problemi esterni, non interni, però voglio dire se ce lo finanziano riusciamo a risolverlo in un modo o nell’altro. Non voglio dire niente, voglio aspettare prima che esce il decreto”. Allievi, al telefono, cerca almeno di sapere se si tratta di problemi “politici o ambientali”. “Ambientali”, risponde il calabrese. “[…] Senti Luciano poi ne parliamo di persona perché se viene finanziato dobbiamo un po’ parlare di persona anche con Canapini, perché io ti voglio spiegare ‘ste condizioni ambientali quali sono, però non voglio essere lasciato solo. […] Sono condizioni – aggiunge Malena – che si devono chiarire prima”. “Canapini – risponde Allievi – mi ha garantito che ti mette in contatto con le forze dell’ordine a livello tale da muoverci con sicurezza”.

Enrico Parente

Di problemi ambientali sempre Malena, in realtà, avrebbe parlato ad Enrico Parente, in modo più esplicito, qualche settimana prima: era il 20 gennaio del 2009. L’architetto, in auto, fa il resoconto al sindaco di un suo colloquio avuto con un altro soggetto interessato al business: “Io e questi qua, il Bruciano e quelli là… dove ci siamo un po’ messi d’accordo sull’Ati, come deve essere la camorra, queste cose qua”, spiega il tecnico al politico. “Perché giustamente dice noi senza fare più di tanto… Io ho semplicemente detto sentite, voi sapete come funziona, voi vi trovate questo lavoro senza niente…”. “Continuate”, lo esorta Parente. “E lui – riprende il calabrese – ha detto: sappiamo di che stiamo parlando, non dobbiamo dire grazie a nessuno, quando si fanno questi lavori tutti devono lavorare, la politica si fa eccetera eccetera… però poi dovete mantenere gli impegni… è inutile mangiarci la carne quando ancora non c’è. Comunque avrete tutto quanto, ci sediamo a tavolino, mi dite come dobbiamo fare e ci regoliamo di conseguenza”. “E loro – chiede il sindaco – hanno detto… sono stati d’accordo”. “D’accordissimi – garantisce Malena. – […] Hanno apprezzato la lealtà e tutto quanto, hanno chiesto solo la cortesia di trovare un’impresa locale. […] Di là non ci vogliono mettere nessuno, perché come sentono un nome di là subito la magistratura comincia a guardarci… vorrebbe qualche ditta collegata, che sono ben collegate con loro e che possibilmente devono avere questi consorzi con il nord Italia, possibilmente con sede legale a Roma”.

L’intervento di Natale

Mentre si tracciava l’ipotizzato collegamento tra Bioe Srl, politica locale e riferimenti nazionali, parallelamente, imbeccato da Enrico Parente si muoveva Benito Natale. L’ex fiancheggiatore dei Casalesi, dal 2016 collaboratore di giustizia, nell’affare ‘compostaggio’ avrebbe avuto un duplice compito: chiedere il permesso al clan di procedere con l’operazione e stoppare l’attenzione di Libera rivolta ai beni di Selvalonga, dove sarebbe dovuto sorgere l’impianto.

Il collaboratore di giustizia Nicola Schiavone

A raccontarlo al pm D’Alessio, nel 2017, è stato direttamente Natale. “Enrico Parente mi disse che l’interesse di Libera poneva in pericolo il progetto. Mi disse che Malena, all’epoca libero professionista, gli aveva proposto di realizzare su quei terreni un impianto di stoccaggio per l’umido. L’idea gli piaceva al punto tale che aveva organizzato una sorta di escursione di cittadini grazzanisani in Toscana dove vi erano già simili impianti”.

Benito Natale, collaboratore di giustizia

Il sindaco avrebbe avuto bisogno di Natale per minacciare Annamaria Parente, nel 2009 riferimento mazzonaro dell’associazione fondata da don Luigi Ciotti. “Enrico temeva che l’iniziativa di Libera poteva scavalcare il Comune nell’assegnazione dei terreni”. C’era il rischio che i beni venissero affidati non al Municipio, ma all’associazione che da anni è impegnata nel contrastare socialmente le mafie.
Eppure contenere l’associazione non bastava. Occorreva anche il sì dalla camorra. “Mi chiese di parlare con Nicola Schiavone per manifestargli il progetto che aveva in mente con Malena”.

Le minacce a Libera e la visita a Schiavone

Natale, stando al suo racconto, svolse entrambi i compiti. “Mi rivolsi ad Annamaria Parente dicendole che era meglio che non si esponesse tanto per quei terreni, in quanto gli Schiavone erano gelosi”. Fatta pressione su Libera, restava il clan. “Mi recai da Nicola Schiavone al quale riferii del progetto di Parente e Malena. Mi rispose che voleva pensarci, per poi farmi sapere dopo qualche giorno che Parente poteva fare quello che voleva in quanto ormai quei terreni erano stati confiscati. Si raccomandò però che il Parente e il Malena gli facessero sapere i particolari sul tipo di opera e sugli utili previsti, in quanto – spiegò il pentito – voleva comunque rientrare di qualcosa che lo ristorasse della confisca subita”.

Incassato il messaggio, Natale lo avrebbe riportato ad Enrico Parente e a Malena. “Comunicai loro quanto mi aveva detto Schiavone ed entrambi dissero che gli avrebbero fornito le notizie richieste aderendo, quindi, all’idea di Nicola di ‘recuperare’ parte del danno subito”.

Sfuma il piano

Il progetto saltò. Era un periodo complesso: la Campania nel pieno dell’emergenza rifiuti e Terra di lavoro in trasformazione: si lavorava alla filiera che avrebbe dovuto garantire la raccolta e lo smaltimento regolare della monnezza prodotta. Gli equilibri politici e imprenditoriali erano fragili. L’impianto di compostaggio a Selvalonga rimase su carta. Ma per la Dda resta il tentativo per realizzarlo: un’operazione che avrebbe cercato di mettere in connessione mondi distanti: l’alta politica, l’imprenditoria del nord e i Casalesi. E i primi due ignari delle ingerenze della camorra. Gianfranco Fini non sapeva del clan. La Bioe non sapeva del clan.

A tenere il filo, secondo gli inquirenti, erano Malena e a Parente. Dopo 10 anni quei beni sottratti al clan sono ancora abbandonati, inutilizzati. Lo scorso settembre l’attuale amministrazione comunale ha annunciato che sugli ex terreni di Schiavone dovrebbe sorgere una fattoria didattica. Forse. Nel frattempo chi avrebbe dato l’ok al progetto ideato dall’architetto calabrese si è pentito. Da luglio Nicola Schiavone collabora con la giustizia.

Le intercettazioni riportate nell’articolo sono contenute negli atti d’inchiesta a carico di Malena, imputato per concorso esterno al clan dei Casalesi.

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