Sedici Stati fanno causa a Trump per il muro tra Messico e Stati Uniti

Il ricorso presentato alla Corte Federale di San Francisco

Brendan Smialowski / AFP in foto Donald Trump

WASHINGTON – Sedici Stati degli Usa, tra cui New York e California, fanno causa al presidente Donald Trump per il muro con il Messico. La coalizione intende portare il vertice della Casa Bianca in tribunale per la sua decisione di spendere miliardi di dollari per innalzare la barriere fisica che, secondo il presidente , terrà fuori i migranti. La causa è stata registrata nella Corte Federale di San Francisco.

Dalla California a New York, la federazione si muove contro il presidente

E’ circa un terzo dei cinquanta Stati a intentare causa per la costruzione del muro in Messico. Un dissenso che si sarebbe aspettato di vedere coinvolti soltanto gli Stati lontani dalla frontiera. Quindi stupisce vedere tra i nomi quelli del Nuovo Messico e della California, così come anche Oregon, Nevada e Colorado. Nella coalizione ci sono anche Stati lontani dalla frontiera: le isole Hawaii, Illinois, Virginia, Michigan, New York, Massachusetts, Connecticut, Delaware, Maryland, Minnesota e New Jersey. La decisione è partita lo scorso venerdì quando Trump ha annunciato che avrebbe speso miliardi di dollari, più di quanto concesso dal Congresso, per la costruzione della barriera. La decisione del presidente di assumere poteri straordinari mette in dubbio il potere di controllo del Congresso sulle spese del governo.

Il procuratore della California: “Trump ha ammesso che non c’è alcuna emergenza”

Secondo Xavier Becerra non ci sarebbe alcuna emergenza al confine con il Messico. Per il procuratore generale della California sarebbe stato Trump stesso. “La prova più eclatante si trova nelle parole del presidente” ha dichiarato riferendosi al discorso di Trump del 15 febbraio. “Non avevo bisogno di fare questa cosa (il muro, ndr), ma se devo farla tanto vale che venga fatta in fretta” dichiarò al vertice della Casa Bianca. “Contro la volontà del Congresso il presidente ha usato il pretesto di una crisi creata ‘ad arte’ di immigrazione illegale per dirottare fondi destinati alla lotta alla droga, alle costruzioni militari e alle forze dell’ordine” si legge nel testo della causa.

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