La sconfitta subita dalla Juventus contro la Fiorentina ha avuto un impatto profondo su Luciano Spalletti. Il risultato negativo ha fatto scivolare la squadra bianconera dal terzo al sesto posto in classifica, allontanandola dall’obiettivo minimo stagionale, ovvero la qualificazione alla prossima Champions League.
L’allenatore è stato descritto come “distrutto” dopo la partita, uno stato d’animo che richiama da vicino quello vissuto al termine della sua esperienza come commissario tecnico della Nazionale. Per Spalletti, gli insuccessi sportivi non sono semplici incidenti di percorso, ma eventi che lo coinvolgono in modo totalizzante.
Questo approccio viscerale al calcio caratterizza da sempre la sua carriera. “Il calcio mi ha rovinato la vita. Gli ho voluto più bene che a me stesso”, ha raccontato in un’intervista successiva all’esperienza con l’Italia. Una frase che riflette la sua dedizione assoluta, manifestata nella cura maniacale di ogni dettaglio tattico e nella capacità di valorizzare numerosi giocatori.
La sua immersione nel lavoro è stata anche fisica. Durante l’esperienza a Napoli, ha scelto di vivere nel centro sportivo di Castel Volturno. Una scelta “monastica” che ha ripetuto a Torino, alloggiando in una camera del J|Hotel, a pochi passi dai campi di allenamento della Continassa. Secondo le sue stesse parole, “alzarsi e vedere l’area di rigore è come essere in Paradiso”.
Spalletti dà tutto sé stesso al calcio e si aspetta di ricevere altrettanto. La sua carriera, dopo gli inizi difficili, è stata ricca di gratificazioni: le qualificazioni in Champions League con Udinese, Roma e Inter, le Coppe Italia e la Supercoppa con i giallorossi, gli scudetti in Russia con lo Zenit, fino al trionfo storico con il Napoli.
Tuttavia, dopo l’apice raggiunto, è arrivata la cocente delusione con la Nazionale, che ha rappresentato un punto di svolta. “Mi sono rovesciato olio bollente addosso da solo”, ha ammesso poco dopo il suo arrivo sulla panchina della Juventus, descrivendo un blocco emotivo che gli ha impedito persino di parlare di calcio.
Un sentimento simile è riemerso dopo la recente sconfitta contro la Fiorentina. “Se la squadra non reagisce mentalmente, sono io il primo colpevole”, ha dichiarato l’allenatore, assumendosi pienamente la responsabilità. Ancora una volta, Spalletti si è mostrato profondamente provato, soprattutto da sé stesso e dal peso delle aspettative che ripone nel suo lavoro.









