Ucciso per un parcheggio a Torre Annunziata, quattro arresti

Torre Annunziata. Accusati della morte del 61enne custode del Parco archeologico di Pompei: indagata una donna

TORRE ANNUNZIATA – Ci si muoveva in silenzio, soprattutto nelle ultime ore, senza farsi notare, e intanto venivano messi insieme tutti i tasselli del mosaico investigativo. Uno dopo l’altro, senza forzare la mano per evitare errori che si sarebbero rivelati imperdonabili. Erano a un passo così dal chiudere il cerchio, inquirenti e investigatori. Indagini condotte in maniera chirurgica e col profilo basso di chi non può permettersi di sbagliare. Mancava soltanto la scintilla. Poi la svolta. Nelle prime ore della scorsa notte, i carabinieri del comando provinciale di Napoli, insieme ai colleghi della compagnia locale, guidati dal maggiore Simone Rinaldi, hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata nei confronti di quattro persone ritenute responsabili dell’omicidio del 61enne Maurizio Cerrato, custode del Parco Archeologico di Pompei, assassinato lunedì sera a Torre Annunziata. Si tratta di Giorgio Scaramella, 51 anni, del fratello Domenico, classe 1970, di Antonio Venditto, 25enne e di Antonio Cirillo, 32 anni. Ora si trovano tutti nel carcere di Poggioreale. Rosa Scaramella, sorella 47enne di Giorgio e Domenico, risulta indagata. Cirillo è residente in via Roma, Venditto in via Vittorio Veneto, gli Scaramella in via IV Novembre, al civico 70.

L’incontro tra la vittima
e il ‘branco’

Lunedì pomeriggio, ore 15:20. Maria Adriana Cerrato, figlia di Maurizio, si reca al civico 71 di via IV Novembre, presso lo studio web in lui lavora. Mentre cerca un posto per la sua auto, trova uno stallo occupato da una sedia con sopra un masso. “Ero a conoscenza che la famiglia Scaramella era solita mettere una sedia con sopra un masso per occupare uno stallo – dirà dopo la tragedia al pm Giuliana Moccia – pertanto trovando ingiusto questo loro modo di fare ho spostato la sedia con la macchina e parcheggiato ugualmente”. Nove minuti dopo le 19, mentre si appresta a riprendere la vettura, Maria si rende conto che qualcuno le ha forato una ruota. Dopo dieci minuti, dopo averlo chiamato, arriva suo padre per cambiare la ruota; nel frattempo Maria Adriana prende la sedia che inizialmente le impediva di parcheggiare e la mette su una macchina parcheggiata sul posto per portatori di handicap, poi posiziona il mattone che stava sulla sedia davanti al portone del palazzo dove abitano gli Scaramella. E’ in quegli istanti che si scaldano gli animi.

La ‘miccia’
e l’aggressione

“Una donna – ha raccontato la ragazza – presumo la sorella di un tizio che so chiamarsi Giorgio (Rosa Scaramella, ndr) mi ha vista dalla finestra e ha iniziato ad insultarmi e poi è scesa insieme al fratello ed hanno iniziato ad insultare mio padre e a picchiarlo. La donna ha iniziato a picchiarmi, procurandomi le lesioni che si vedono sul mio volto ed a tirarmi i capelli”. Nel frattempo sul posto arriva Giorgio che subito colpisce Maurizio con lo strumento che il 61enne stava utilizzando per cambiare la ruota. Maurizio reagisce, ne nasce una breve colluttazione in cui provoca a Giorgio Scaramella la rottura degli occhiali. “Te li ricompro”, dice Maurizio a quello che si rivelerà poi il suo assassino. Il 61enne voleva spegnere la tensione. “Dopo che abbiamo trovato i vetri degli occhiali – ha continuato Maria Adriana – Giorgio si è allontanato, mio padre si stava mettendo sul motorino per andare dall’ottico, nel frattempo è arrivato Giorgio su un Sh grigio; sul motorino era da solo ma nel frattempo è arrivato un ragazzo biondo rossiccio con i capelli un po’ mossi e barba sempre bionda rossiccia, che è rimasto all’entrata del garage; questi nel frattempo chiamava altre persone che lo aspettavano più avanti. Ad un certo punto sono entrati tutti insieme, hanno scaraventato mio padre dapprima sulla mia macchina, e poi ritirandolo lo hanno scaraventato su un’altra macchina, in questo momento mio padre è stato accoltellato”. Una vera e propria spedizione punitiva, insomma.

La punizione
“Quando la lite sembrava rientrata – scrive infatti il pm Moccia nel provvedimento -, Giorgio Scaramella (vistosi leso nell’onore) si è allontanato dicendo che sarebbe andato a chiamare il fratello Domenico, il cugino e il genero; dopo pochi minuti Scarmella Giorgio è ritornato in sella a un motociclo, e insieme a lui sono arrivate altre persone, due delle quali identificate in Domenico Scaramella, fratello di Giorgio, e Venditto Antonio; questi soggetti, insieme a Giorgio Scaramella, hanno aggredito Maurizio Cerrato, dapprima scaraventandolo sull’auto della figlia e poi colpendolo al petto con una coltellata che ne ha causato il decesso”.

Le dichiarazioni
delle persone coinvolte

Dopo i fatti, i tre Scaramella hanno rilasciato dichiarazioni spontanee ai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata. In sostanza, oltre a confermare di aver preso parte alla zuffa, i tre hanno cercato di sgonfiare la portata dell’episodio, evitando inoltre di parlare della fase finale della lite, quella della coltellata mortale. Il giorno dopo, alle 11, Domenico Scaramella si è presentato spontaneamente presso la caserma dei carabinieri dichiarando che la sera precedente intorno alle 18:50 era stato chiamato dal fratello Giorgio che gli aveva chiesto di intervenire perché era coinvolto in una lite. Domenico ha affermato che al momento del suo arrivo presso il garage sito in via IV Novembre era in corso una colluttazione nella quale, oltre al fratello, erano coinvolte diverse persone a lui sconosciute e che lui stesso aveva partecipato alla lite dando degli schiaffi a quello che soltanto dopo aveva appreso essere il padre della ragazza presente. Inoltre, specificava che tra i partecipanti alla lite c’era anche il figlio della cugina, Antonio Cirillo, e che lo stesso aveva partecipato alla lite sferrando dei pugni all’uomo rimasto vittima dell’evento. Nonostante gli inviti ricevuti, Cirillo non si sarebbe mai presentato agli inquirenti per fornire la sua versione dei fatti. Venditto, invece, avrebbe addirittura negato il suo coinvolgimento cercando di costruirsi un alibi.

I ruoli dei quattro
Secondo la Procura non c’è alcun dubbio sul fatto che il ‘dominus’ del delitto sia Giorgio Scaramella. Sarebbe stato proprio lui a chiamare in suo soccorso il fratello Domenico e Cirillo. Quanto a Venditto, il giovane è stato riconosciuto per ben tre volte dalla figlia di Cerrato e alcuni testimoni come uno dei tre soggetti intervenuti nella seconda fase dell’aggressione; la figlia della vittima ha anche specificato che Venditto e Cirillo erano più giovani rispetto agli altri. Inoltre, non può essere un caso la circostanza che subito dopo l’omicidio Giorgio Scaramella si sia rifugiato proprio a casa del Venditto, come da lui stesso affermato in sede di spontanee dichiarazioni. Secondo quanto dichiarato da Maria Adriana, Venditto ha partecipato alla seconda fase dell’aggressione ed è stato l’unico che al termine della stessa l’ha aiutata a caricare il padre in macchina. Le risultanze investigative hanno confermato la partecipazione di Antonio Cirillo nell’aggressione: Giorgio Scaramella aveva avvertito la sua vittima che avrebbe chiesto l’intervento del fratello, del cugino e del genero ed effettivamente Cirillo è un cugino di secondo grado degli Scaramella e dai controlli sul territorio risulta avere anche un’assidua frequentazione con gli stessi.

Il muro di omertà
Le dichiarazioni di Maria Adriana Cerrato non possono essere smentite o contraddette, secondo la Procura, dalle dichiarazioni di alcuni testimoni, i quali sono apparsi “chiaramente reticenti ed omertosi, avendo reso dichiarazioni inattendibili, in particolare avendo dichiarato di non avere visto chi avesse partecipato all’aggressione mortale ai danni del padre della ragazza, pur essendo stati presenti sul posto e avendo assistito ai fatti e conoscendo personalmente gli autori della suddetta aggressione”. Tutti gli indagati avrebbero percosso Cerrato. La vittima è stata accoltellata da uno di loro mentre gli altri complici lo tenevano fermo in piedi proprio per consentire ad uno di loro di pugnalarlo. Per tutti l’accusa è di omicidio premeditato aggravato dai futili motivi. Rischiano tutti l’ergastolo.

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