Verso Milan-Napoli: col Cavaliere Sarri restò all’opposizione

Idee politiche e look, quando Berlusconi scartò l'allenatore dei record azzurri

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NAPOLI (Marcello Altamura) – Un ‘governo’ insieme, Silvio Berlusconi e Maurizio Sarri non avrebbero mai potuto formarlo. Questione di sostanza, quella delle rispettive idee politiche, ma anche di forma, anzi di look. Estate 2015: Napoli e Milan sono alla ricerca di un allenatore. De Laurentiis prima blocca Mihajlovic ma poi, davanti alla ritrosia del serbo a firmare un contratto di un anno e senza garanzie, avvia un casting infinito: Emery, Montella, Spalletti, Prandelli. Nel frattempo, il Cavaliere valuta una candidatura per il Diavolo: Maurizio Sarri, allenatore rivelazione con l’Empoli. Berlusconi esita: quel toscano sanguigno e sempre in tuta, è comunista dichiarato. Per lui, cresciuto a Che Guevara e Berlinguer, Matteo Renzi è un conservatore. Metterlo sulla panchina del Milan? Figuriamoci, meglio Mihajlovic, che tra l’altro è, altrettanto dichiaratamente, un camerata. Quell’impossibile ‘maggioranza’ Berlusconi-Sarri fu la fortuna di ADL. Rimasto con la panchina vacante, il patron si accontentò di Sarri, che giustamente colse al volo l’occasione. Il Napoli, ancora oggi, sentitamente ringrazia.

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