Ferrara: un orto per l’inclusione degli studenti

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Agricoltura sociale
Agricoltura sociale

È stato avviato a Ferrara il progetto “Orto dell’Inclusione”, un’iniziativa che trasforma l’agricoltura in uno strumento di sostegno e crescita per studenti con disabilità e fragilità. Il programma è frutto della collaborazione tra la Fondazione Fratelli Navarra e l’Istituto Agrario cittadino.

Entrambe le istituzioni affondano le radici nella visione filantropica dei fratelli Gustavo e Severino Navarra. La Fondazione, istituita nel 1923, ha da sempre la missione di promuovere lo sviluppo agricolo ferrarese. L’Istituto Agrario, fondato nel 1953 per loro volontà, è nato per fornire formazione agricola moderna ai giovani, evolvendosi oggi in un polo di eccellenza per didattica e ricerca.

Sotto la guida di Tina Gaglio (Fondazione Navarra) e Stefano Gatti (Istituto Agrario), i ragazzi partecipanti sono stati coinvolti in tutte le fasi del lavoro. L’obiettivo non è stato solo produttivo, ma soprattutto formativo e terapeutico. Attraverso la cura delle piante, i giovani hanno sviluppato nuove competenze pratiche, rafforzato la propria autonomia e costruito relazioni, riscoprendo il valore del contributo individuale nel lavoro di squadra.

L’esperienza si è rivelata un potente catalizzatore di crescita personale. Il contatto con la natura ha offerto un contesto di apprendimento sereno e stimolante, dove l’impegno manuale si traduce in risultati visibili. Questo approccio, noto come agricoltura sociale, si concentra sulla dignità della persona e sulla sua capacità di contribuire attivamente alla comunità, superando barriere e pregiudizi.

Il progetto ha anche una solida dimensione economica e sostenibile. I prodotti coltivati, freschi e a chilometro zero, saranno venduti nel punto vendita del Borgo Le Aie, gestito dalla Fondazione. Questo processo crea un circolo virtuoso di economia solidale, dove il lavoro dei ragazzi trova un riscontro concreto sul mercato, generando valore sociale ed economico e rafforzando il legame con la comunità.

L’ambizione dell’iniziativa non si esaurisce con il raccolto. L’intera esperienza, dai metodi didattici alle strategie inclusive, sarà documentata in un manuale operativo. L’obiettivo è creare un modello replicabile, da diffondere come buona pratica in altre realtà dell’Emilia-Romagna, per dimostrare come l’agricoltura possa diventare un motore di integrazione.

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