Cina: piano climatico insufficiente per Parigi

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Transizione prudente
Transizione prudente

La Cina ha delineato il suo nuovo piano quinquennale per il clima, valido per il periodo 2026-2030, puntando a una riduzione dell’intensità di carbonio del 17%. L’intensità di carbonio misura le emissioni prodotte per ogni unità di Prodotto Interno Lordo (PIL), ma l’obiettivo fissato non sarà sufficiente per allinearsi ai traguardi stabiliti dall’Accordo di Parigi.

Il nuovo piano è stato presentato durante l’Assemblea nazionale del popolo. Secondo quanto emerge da un rapporto di lavoro del Governo, Pechino intende agire “in modo attivo ma prudente” verso il picco delle emissioni e la successiva neutralità carbonica. Questa cautela si riflette anche nelle previsioni di crescita economica, fissate tra il 4,5% e il 5% annuo, il tasso più basso dal 1991, a causa di sfide interne come la debolezza dei consumi, la crisi immobiliare e il calo demografico.

Il rapporto governativo conferma l’impegno a intensificare gli sforzi per la tutela ambientale e per lo sviluppo di un’economia verde. Oltre alla riduzione dell’intensità di carbonio, la Cina si è posta l’obiettivo di diminuire il consumo energetico per unità di PIL di circa il 10% nello stesso periodo.

Tuttavia, il Paese asiatico ha già mancato importanti traguardi climatici del precedente piano quinquennale (2021-2025). A fronte di un obiettivo di riduzione del 18% per l’intensità di CO2, le valutazioni hanno indicato un taglio effettivo di appena il 12%. Questo scarto rende ancora più difficile il raggiungimento degli impegni a lungo termine.

Secondo un’analisi del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA), per centrare l’obiettivo principale del 2030, ovvero una diminuzione complessiva dell’intensità di carbonio del 65% rispetto ai livelli del 2005, la Cina dovrà accelerare drasticamente. Sarà necessaria una riduzione del 22-24% nel periodo 2026-2030, un valore ben superiore al 17% appena annunciato.

Il punto più critico della nuova strategia è la mancanza di un limite massimo alle emissioni totali e di scadenze precise per il raggiungimento del picco di consumo di carbone e petrolio. Il governo cinese sta cercando di bilanciare la crescita economica e la sicurezza energetica con la transizione ecologica, dando priorità allo sviluppo dell’industria dei prodotti green.

Lauri Myllyvirta, analista del CREA, ha spiegato che l’approccio di Pechino consiste nel potenziare massicciamente le energie pulite e le tecnologie verdi. La speranza è che l’aumento dell’offerta di energia pulita e il calo dei suoi costi portino a una riduzione naturale delle emissioni, evitando così di imporre obiettivi numerici stringenti e vincolanti.

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