WASHINGTON – Per la seconda volta in meno di una settimana un missile balistico lanciato dall’Iran è entrato nello spazio aereo della Turchia ed è stato distrutto dai sistemi di difesa della Nato. Le schegge del missile sono cadute in un territorio desertico nella provincia di Gaziantep e non si sono registrati né danni né vittime, ma la mossa ha aumentato le tensioni con Ankara, alleato della Nato e allo stesso tempo ostile a Israele. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha allontanato l’ipotesi di un coinvolgimento del Paese nella guerra, affermando che l’obiettivo principale resta quello di tenere la Turchia “lontano dall’incendio” del conflitto. Ha detto che Ankara rafforzerà la sua sicurezza e continuerà a coordinarsi con gli alleati della Nato, mettendo poi in guardia Teheran dal compiere ulteriori “provocazioni”.
In serata è stato convocato l’ambasciatore di Teheran in segno di protesta. L’Alleanza atlantica ha fatto sapere di essere “pronta a difendere tutti gli alleati da qualsiasi minaccia”. Mentre il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha lanciato un appello alla prudenza rispetto all’eventualità che si ricorra all’articolo 5.
La guerra, iniziata con l’attacco degli Usa e Israele all’Iran, sta avendo ripercussioni sull’Ue sia da un punto di vista economico, con il conseguente aumento dei prezzi dell’energia, sia da un punto di vista della sicurezza. Nei giorni scorsi un drone di fabbricazione iraniana, lanciato dal Libano, ha colpito una base britannica a Cipro, con il conseguente dispiegamento di navi della marina di Paesi europei tra cui Italia e Spagna.
Il presidente francese Emmanuel Macron si è recato sull’isola per portare la solidarietà di Parigi e ha messo in chiaro che attaccare Cipro significa “attaccare l’Europa”. Macron ha poi annunciato che la Francia sta lavorando a una missione “puramente difensiva” per riaprire lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale. L’operazione coinvolgerà nazioni europee e non europee nell’accompagnamento di petroliere e gasiere. Sarà messa in marcia “il prima possibile dopo la fine della fase più intensa del conflitto”.
In Italia, intanto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa per venerdì, con la guerra in Iran e in Medio Oriente come temi all’ordine del giorno.In una riunione in videoconferenza con i leader mediorientali, a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, l’Ue si è detta pronta a “facilitare il ritorno ai negoziati”, mentre l’Alta rappresentante Kaja Kallas ha invocato diplomazia e cessate il fuoco per evitare che il Libano scivoli nel caos.
Da von der Leyen e Kallas, alla Conferenza degli ambasciatori dell’Ue, non è arrivata una critica esplicita all’attacco di Usa e Israele, a differenza di Paesi come Spagna e Francia i cui leader hanno rimarcato che l’operazione militare è avvenuta al di fuori del diritto internazionale. Il Servizio europeo per l’Azione esterna ha rimarcato che l’Ue è impegnata con i partner nel Golfo e in Medio Oriente per limitare l’impatto dell’escalation militare, spiegando che “la sicurezza dello Stretto di Hormuz e della regione è la priorità strategica”.
Le missioni di difesa marittima Aspides e Atalanta rimarranno dispiegate e von der Leyen e Costa si sono detti disponibili anche a potenziarle. L’Ue sta valutando i possibili scenari e il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis ha avvertito che, se il conflitto dovesse prolungarsi, potrebbe provocare “un sostanziale shock stagflazionistico sull’economia globale ed europea”.



















