Emergenza carceri, a Poggioreale e a Secondigliano mancano 250 agenti

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Il carcere di Poggioreale
Il carcere di Poggioreale

NAPOLI – La situazione nelle carceri di Carcere di Secondigliano e Carcere di Poggioreale è al limite: mancano almeno 250 agenti della Polizia Penitenziaria e il personale rimasto deve affrontare ogni giorno una combinazione di sovraffollamento e nuove minacce tecnologiche. Non si tratta più soltanto di gestire i detenuti: oggi la sicurezza interna è messa alla prova anche dai droni che sorvolano le strutture, utilizzati per trasportare cellulari, droga e altri oggetti proibiti direttamente all’interno delle celle.

A preoccupare maggiormente è proprio il fenomeno dei droni che, nelle ultime settimane, sono stati avvistati più volte nei cieli sopra i penitenziari napoletani. Questi dispositivi vengono impiegati per aggirare i tradizionali controlli di sicurezza, effettuando consegne rapide e precise. La tecnica, sempre più sofisticata, consente di recapitare materiali illegali nelle aree meno sorvegliate, rendendo il lavoro degli agenti molto più complesso.

A denunciare la gravità della situazione è Ciro Auricchio, segretario del sindacato USPP – Unione Sindacati Polizia Penitenziaria, che parla di una vera e propria “guerra tecnologica quotidiana” nelle carceri. Secondo il sindacalista, l’uso dei droni rappresenta una nuova frontiera della criminalità organizzata, capace di sfruttare tecnologie sempre più avanzate per introdurre droga e telefoni cellulari. “La camorra ha fiutato il business e sta insistendo in maniera massiccia”, ha spiegato Auricchio, sottolineando come la consegna dei materiali illegali sia diventata sempre più precisa ed efficace grazie all’impiego dell’hi-tech.

Per affrontare questa nuova sfida il sindacato chiede con urgenza strumenti tecnologicamente avanzati, come sistemi anti-drone o jammer, cioè inibitori di segnale in grado di neutralizzare i dispositivi in volo. La sfida, infatti, non è più soltanto fisica ma anche tecnologica, e richiede mezzi adeguati e una formazione specifica per il personale impegnato nella sorveglianza delle strutture penitenziarie.

Resta poi il problema del sovraffollamento, che continua a rappresentare uno dei nodi principali. Le carceri napoletane ospitano un numero di detenuti ben superiore alla capienza regolamentare, aumentando il rischio di tensioni interne e rendendo più difficile il controllo delle sezioni. La carenza di personale aggrava ulteriormente la situazione, costringendo gli agenti a turni pesanti e carichi di lavoro sempre più elevati.

L’utilizzo dei droni ha quindi aperto un nuovo fronte nella sicurezza interna. Gli esperti spiegano che questi dispositivi possono essere pilotati a distanza con grande precisione e trasportare carichi di diversi chilogrammi. Una volta arrivati sull’obiettivo, possono rilasciare il materiale nelle zone meno controllate, rendendo inefficaci i sistemi tradizionali di vigilanza. Per questo motivo molte strutture stanno valutando l’introduzione di tecnologie di rilevamento avanzate e sistemi anti-drone, ma senza un rafforzamento dell’organico la loro efficacia rischia di rimanere limitata.

Le autorità locali e il Ministero della Giustizia sono quindi chiamati a intervenire con urgenza. La richiesta di aumentare il numero degli agenti, già avanzata dai sindacati e dai dirigenti penitenziari, appare sempre più necessaria per garantire sicurezza e ordine all’interno dei penitenziari.

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