Cile: legge contro il cibo spazzatura, Europa ferma

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Lobby alimentari
Lobby alimentari

In Cile è stata introdotta nel 2016 una normativa molto rigorosa per contrastare il consumo di cibi ultraprocessati, un modello che in Europa fatica a imporsi a causa delle forti pressioni esercitate dall’industria alimentare.

La legge cilena impone che i prodotti e le bevande pre-confezionati che superano soglie critiche di zuccheri, grassi saturi, sodio o calorie, riportino un’etichetta di avvertimento ben visibile. Questi avvisi hanno la forma di un ottagono nero con la scritta “ALTO IN…”, specificando il nutriente in eccesso.

Ogni nutriente che oltrepassa i limiti richiede un proprio simbolo. Di conseguenza, un singolo prodotto può arrivare a mostrare fino a quattro distinti ottagoni, fornendo al consumatore un’informazione immediata e inequivocabile sulla sua composizione.

L’applicazione di anche un solo “bollino nero” fa scattare una serie di divieti severi. Questi alimenti non potranno essere venduti o promossi all’interno delle scuole. Sarà inoltre vietata la loro distribuzione tramite distributori automatici in contesti accessibili ai minori.

La legislazione si è concentrata in modo particolare sulla protezione dei più giovani. È stata proibita qualsiasi forma di pubblicità rivolta ai minori di 14 anni per i prodotti che presentano queste etichette. Allo stesso modo, le confezioni non possono più utilizzare elementi grafici o promozionali pensati per attirare i bambini, come personaggi dei cartoni animati o giocattoli.

Questo approccio è stato definito dall’Unesco come “uno dei sistemi più chiari ed efficaci per far emergere i prodotti alimentari con eccessi di nutrienti associati a rischi per la salute”. Il successo del modello cileno ha ispirato altri paesi.

Sulla scia dell’iniziativa, normative analoghe sono state approvate in Argentina, Israele, Messico, Perù, Uruguay e Venezuela, creando un fronte comune per la tutela della salute pubblica.

L’Europa, al contrario, appare paralizzata. Ad eccezione del Regno Unito, che introdurrà dalla fine del 2025 alcune restrizioni sulla pubblicità di cibi ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri, nel resto del continente le proposte legislative vengono sistematicamente indebolite o respinte.

La causa di questa inerzia, come denunciato da un articolo sulla rivista scientifica The Lancet, è da attribuire alla potentissima lobby delle grandi industrie alimentari. Gli autori dello studio sottolineano un punto cruciale: le campagne sulle buone abitudini non sono sufficienti per arginare i danni alla salute causati dai cibi ultraprocessati.

Servono leggi restrittive che intervengano su etichette, commercializzazione e pubblicità. Norme come quelle cilene, che pongono la salute dei cittadini al primo posto, continuano a essere affossate in Europa per proteggere gli interessi economici di pochi, a discapito del benessere collettivo.

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