CASTEL VOLTURNO – Non solo gli affidamenti alla Teknoservice: nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere emerge con maggiore evidenza anche il ruolo della Be.Ma., società con sede a Villa Literno riconducibile all’imprenditore Michele Oliviero (non indagato nel filone castellano).
L’attività, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, ha portato sotto inchiesta Pasquale Marrandino, attuale sindaco di Castel Volturno, Umberto Sementini, Nicola Benedetto, titolare della Teknoservice, Giuseppe Spacone e Giuseppe Magno, nei cui confronti viene ipotizzato, allo stato degli atti, il reato di corruzione.
Secondo la ricostruzione della Procura, le assegnazioni degli appalti per il servizio di igiene urbana sarebbero state influenzate da presunte utilità che la Teknoservice avrebbe garantito a Marrandino, anche tramite intermediari e attraverso l’assunzione di una persona indicata dallo stesso politico, all’epoca presidente del consiglio comunale e poi assessore della giunta guidata da Luigi Petrella, estraneo all’inchiesta.
In questo contesto si inserisce, secondo l’ipotesi accusatoria, anche la posizione della Be.Ma. Gli investigatori ritengono che la società avrebbe avuto un ruolo nei flussi economici collegati al sistema degli affidamenti. In particolare, sempre secondo la tesi della Procura, la Be.Ma. avrebbe fornito liquidità alla Teknoservice attraverso un presunto meccanismo di fatturazioni, risorse che, nella ricostruzione degli inquirenti, sarebbero state poi utilizzate per il pagamento di utilità ritenute illecite. Nella stessa ottica, la società si sarebbe inoltre prestata ad assumere la persona indicata da Marrandino.
Il nome della Be.Ma. emerge anche per quanto riguarda gli affidamenti ricevuti dal Comune. Dalle carte risulta infatti che il servizio di conferimento dei rifiuti ingombranti sarebbe stato assegnato alla società tramite una serie di determine mensili, ciascuna di circa 39 mila euro. Un meccanismo formalmente temporaneo ma che, secondo quanto rilevato dagli investigatori, si sarebbe protratto nel tempo, configurando una continuità negli incarichi ora al centro degli approfondimenti.
Ulteriori elementi arrivano dalle intercettazioni, nelle quali, sempre secondo la lettura degli inquirenti, si farebbe riferimento alla gestione delle procedure di gara e alla necessità di intervenire sugli affidamenti. In alcune conversazioni si parlerebbe esplicitamente di “aggiustare” le procedure, espressione che gli investigatori interpretano come possibile indice di un tentativo di incidere sull’iter amministrativo e sull’esito delle gare.
Nel quadro ricostruito dagli inquirenti compaiono anche i rapporti tra imprenditori, funzionari e referenti tecnici dell’ente, tra cui il Rup Francesco Pirozzi, non indagato, oltre ai contatti con la centrale di committenza Asmel. In questo ambito viene citato anche un soggetto, estraneo all’inchiesta, indicato come componente di commissione e che, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbe stato contattato per avere indicazioni sulla gestione delle procedure.
Le carte evidenziano inoltre tensioni sul fronte dei pagamenti, con solleciti e richieste di liquidazione delle somme, elementi che, nella prospettiva dell’accusa, contribuirebbero a delineare un sistema fondato su rapporti costanti tra pubblico e privato.
Il ruolo della Be.Ma., pur non oggetto di una contestazione formale, rappresenta dunque uno dei punti su cui si concentrano gli approfondimenti investigativi, soprattutto per i collegamenti ipotizzati con il circuito economico degli affidamenti.
L’inchiesta è ancora in corso e tutte le posizioni restano al vaglio dell’autorità giudiziaria. Per gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.


















