BRUSCIANO – Muri che diventano bunker, intercapedini trasformate in depositi d’armi al servizio della criminalità locale. È uno spaccato inquietante quello che emerge dall’ultima operazione dei carabinieri della stazione di Brusciano, che hanno inferto un duro colpo alle organizzazioni che controllano il territorio, smantellando un piccolo ma significativo arsenale pronto all’uso. Il blitz è scattato nel cuore del quartiere popolare “ex legge 219”, un’area da sempre complessa e spesso al centro delle cronache per la sua alta densità criminale, considerata una delle roccaforti dei clan dell’hinterland napoletano.
Tutto ha avuto inizio durante un servizio di controllo del territorio, una di quelle attività di pattugliamento capillare che rappresentano la prima linea del contrasto alla malavita. Mentre percorrevano Via De Filippo, una delle arterie principali del rione, lo sguardo esperto dei militari si è soffermato su un’area comune, uno spazio anonimo antistante una delle palazzine grigie che caratterizzano il quartiere. Un dettaglio, forse un movimento sospetto o semplicemente il fiuto investigativo maturato in anni di servizio in zone difficili, ha fatto scattare l’allarme. I carabinieri hanno deciso che quel luogo meritava un’ispezione più approfondita.
La perquisizione è stata meticolosa, palmo a palmo. Gli uomini dell’Arma hanno setacciato ogni angolo, ogni anfratto, fino a quando la loro attenzione si è concentrata su una parete. Un’ispezione più attenta ha rivelato la presenza di un’intercapedine, abilmente occultata. Non un semplice vano tecnico, ma una vera e propria cassaforte murata, creata ad arte per nascondere ciò che non doveva essere trovato. Una volta forzato l’accesso, la scoperta ha confermato i peggiori sospetti: all’interno era custodito un arsenale in piena regola.
I militari hanno estratto una pistola revolver, modificata per aumentarne la potenza o per renderla non rintracciabile, e una pistola semiautomatica, anch’essa alterata e completa di serbatoio. Armi da guerra, pronte a sparare e a seminare il terrore. Insieme alle pistole, un quantitativo impressionante di munizioni: ben 85 proiettili di vario calibro, segno che le armi a disposizione del clan potevano essere diverse e destinate a vari usi, dagli agguati alle intimidazioni. A completare il kit del perfetto criminale, un caricatore di riserva e un panetto di hashish del peso di circa 47 grammi, a testimonianza dell’indissolubile legame tra il controllo armato del territorio e la gestione delle piazze di spaccio.
L’intero materiale è stato posto sotto sequestro. Ora si apre il secondo, fondamentale capitolo delle indagini. Le due pistole saranno inviate al Reparto Investigazioni Scientifiche (RIS) per essere sottoposte a complessi accertamenti balistici. L’obiettivo è duplice: estrarre eventuali impronte digitali per dare un nome e un volto a chi maneggiava l’arsenale e, soprattutto, verificare se quelle armi abbiano già sparato. I proiettili di prova verranno comparati con i bossoli e le ogive repertate sulle scene di recenti fatti di sangue, agguati o “stese” che hanno funestato Brusciano e i comuni limitrofi. Il sequestro non è solo un colpo al potenziale bellico del clan, ma potrebbe rivelarsi la chiave per risolvere crimini rimasti finora impuniti, gettando nuova luce sulle dinamiche della faida locale.

















