NOMI E FOTO. Stipendi anche dopo la pensione: sotto indagine 4 manager Asl di Napoli. 800mila euro di danno erariale

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Renato Pizzuti, Vincenzo D'Amato, Attilio Antonio Montano Bianchi e Giuseppe Longo
Renato Pizzuti, Vincenzo D'Amato, Attilio Antonio Montano Bianchi e Giuseppe Longo

NAPOLI – Un buco nelle casse pubbliche da oltre 800mila euro, generato da stipendi che non avrebbero mai dovuto essere versati: la Guardia di Finanza di Napoli, coordinata dalla Procura regionale della Corte dei Conti, ha notificato atti di contestazione a quattro ex direttori generali della sanità campana con l’accusa di aver continuato a percepire l’indennità di carica pur essendo già andati in pensione. Al centro dell’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, ci sono le retribuzioni percepite tra il 2022 e il 2025; secondo la ricostruzione degli inquirenti, i quattro dirigenti avrebbero scelto la pensione anticipata prima della scadenza naturale del loro mandato ma, anziché rinunciare al compenso o svolgere l’incarico a titolo gratuito – come previsto dal decreto legge 95 del 2012 – avrebbero accumulato indebitamente il trattamento pensionistico e la retribuzione dirigenziale.

Le indagini dei magistrati contabili hanno fatto emergere che tre dei quattro manager avrebbero inizialmente sospeso la propria retribuzione al momento del pensionamento, salvo poi riattribuirsela autonomamente, inclusi gli arretrati, proprio alla fine del mandato, il tutto senza comunicare il cambio di status alla Direzione generale per la tutela della salute della Regione Campania. Il danno complessivo contestato ammonta a 880.988 euro e vede coinvolti Renato Pizzuti (azienda ospedaliera Moscati di Avellino) per oltre 382.000 euro, Vincenzo D’Amato (azienda ospedaliera universitaria Ruggi D’Aragona di Salerno) per oltre 193.000 euro, Giuseppe Longo (azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli) per circa 171.000 euro e Attilio Antonio Montano Bianchi (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Fondazione Pascale) per quasi 134.000 euro. I quattro ex vertici dispongono ora di 45 giorni per presentare le proprie memorie difensive e chiarire la loro posizione dinanzi alla magistratura contabile, che potrà condannarli per danno erariale oppure ritenere che non ci sia stato pregiudizio alle casse pubbliche e quindi mandarli prosciolti.

Si torna quindi a ipotizzare responsabilità contabili di dirigenti pubblici. I controlli che hanno portato ai 4 inviti a dedurre si inseriscono in un più ampio monitoraggio della Corte dei conti sulle regioni che all’epoca dei fatti erano in piano di rientro, come la Campania (uscita da poco da questa condizione), volto a evidenziare sprechi e inefficienze strutturali nella sanità.

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