CAGLIARI – Una trappola mortale, orchestrata con la promessa di droga a buon mercato e finita con un colpo di pistola al petto. Si stringe il cerchio attorno ai presunti responsabili dell’omicidio di Leonardo Mocci, il 23enne freddato a Monserrato nella tarda serata dello scorso 23 aprile. A una settimana esatta dal delitto che ha scosso l’hinterland cagliaritano, la Procura della Repubblica di Cagliari ha iscritto nel registro degli indagati tre giovani: i fratelli Gianmarco e Filippo T., residenti nel quartiere cagliaritano di Pirri, e Daniel C., di Quartu Sant’Elena. Le pesanti ipotesi di reato formulate dal sostituto procuratore Diana Lecca, titolare del fascicolo, sono quelle di omicidio e rapina aggravata in concorso.
La svolta nelle indagini è arrivata al termine di un’intensa attività investigativa condotta senza sosta. Gli inquirenti hanno messo insieme i pezzi di un puzzle complesso, partendo dalla testimonianza chiave dell’amico che si trovava con Mocci quella tragica notte e che è riuscito a fuggire, terrorizzato, dopo aver visto il suo compagno accasciarsi a terra. La sua versione ha permesso di delineare il macabro schema criminale: una banda che attirava potenziali acquirenti di stupefacenti con l’esca di partite a prezzi stracciati, per poi rapinarli con la violenza. Un “rip deal” in piena regola, un appuntamento d’affari illecito trasformatosi in un’esecuzione.
Secondo la ricostruzione, Leonardo Mocci non era l’obiettivo principale della trappola. Avrebbe semplicemente accompagnato l’amico all’incontro, forse per dargli manforte o per semplice compagnia. Ma qualcosa, in quella via isolata di Monserrato scelta come teatro dell’agguato, è andato storto. Ne sarebbe nata una lite furibonda, forse per la reazione delle vittime al tentativo di rapina. Una discussione degenerata rapidamente, culminata con l’esplosione di un singolo, fatale colpo di pistola che ha raggiunto Leonardo Mocci in pieno petto, non lasciandogli scampo.
Per dare un volto e un nome ai responsabili, gli investigatori hanno dispiegato un apparato probatorio imponente. Sono state eseguite una serie di perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, dalle quali sono emersi elementi ritenuti cruciali. Sotto sequestro sono finiti diversi reperti, tra cui spiccano alcuni mozziconi di sigaretta rinvenuti sulla scena del crimine. Questi verranno ora sottoposti ad accertamenti biologici e dattiloscopici presso i laboratori della Polizia Scientifica, nella speranza di estrarre profili genetici o impronte digitali che possano inchiodare inequivocabilmente i colpevoli. Un altro reperto fondamentale è un’ogiva in piombo, repertata durante i sopralluoghi e compatibile con il proiettile che ha ucciso il 23enne. L’analisi balistica potrà collegarla all’arma del delitto, che al momento non è stata ancora ritrovata.
Un contributo determinante alle indagini è giunto anche dall’analisi meticolosa delle immagini registrate dalle videocamere di sorveglianza presenti nella zona. I fotogrammi, passati al setaccio dagli specialisti, avrebbero permesso di ricostruire i movimenti dei sospettati prima e dopo l’omicidio, identificando veicoli e persone presenti sul luogo dell’agguato. Mentre la comunità piange la morte di un ragazzo di 23 anni, la giustizia prosegue il suo corso per assicurare che i responsabili di questa spietata esecuzione, nata per una manciata di soldi e una partita di droga, rispondano delle loro azioni.


















