Italia centrale: nuovi habitat per gli impollinatori

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Impollinatori selvatici
Impollinatori selvatici

Sono stati presentati a Roma, presso la sede del Crea, i risultati finali del progetto Life Beeadapt, co-finanziato dal programma europeo Life. In quattro anni di attività, l’iniziativa ha affrontato l’impatto del cambiamento climatico sulla conservazione degli insetti impollinatori selvatici, operando in cinque aree pilota distribuite tra Lazio, Emilia-Romagna e Marche.

Gli interventi concreti hanno portato alla messa a dimora di oltre 100 alberi e più di 7.000 arbusti. Inoltre, sono stati creati circa 33 ettari di prati fioriti e sono stati installati 65 “bee hotel”, strutture artificiali che offrono riparo alle api solitarie e ad altri insetti.

Le cinque aree pilota interessate sono state il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano, la Riserva Naturale Montagna di Torricchio, il Comune di Aprilia, le aree protette di RomaNatura e l’Agro Pontino. In queste zone, oltre alle piantumazioni, circa 20 ettari di prato sono stati sottoposti alla pratica dello sfalcio ritardato, una tecnica che favorisce la fioritura e la disponibilità di cibo.

Sono stati inoltre realizzati 160 rifugi specifici e più di 400 “alberi habitat”, piante lasciate invecchiare naturalmente per fornire cavità e micro-ambienti essenziali. Il progetto ha coinvolto attivamente oltre 500 portatori di interesse a livello locale e nazionale.

L’obiettivo di Life Beeadapt è stato quello di preservare e incrementare la connettività ecologica e la diversità degli habitat per questi insetti a scala locale, regionale e nazionale. Questo è stato possibile tramite la creazione di infrastrutture verdi e l’attivazione di un sistema di governance collaborativo, volto a favorire la loro presenza in contesti urbani, peri-urbani e rurali.

Willy Reggioni, coordinatore del progetto, ha spiegato l’approccio: “Abbiamo realizzato interventi per offrire rifugio, riproduzione e cibo, specialmente nella tarda estate. Parallelamente, abbiamo lavorato sulla governance per rendere questi interventi sostenibili e i loro effetti duraturi nel tempo”.

In ogni area pilota è stato istituito un “Patto per l’adattamento”. Questo documento condivide buone pratiche e promuove la collaborazione tra enti. Oltre 160 soggetti, tra cui enti pubblici e aziende agricole, hanno aderito al Patto, concepito come uno strumento replicabile per trasferire il “modello Beeadapt” anche in altri contesti.

In aggiunta, 35 aziende agricole hanno sottoscritto un “Accordo di custodia”, impegnandosi a realizzare interventi per la conservazione. Secondo Stefano Raimondi di Legambiente, “questo progetto ha dimostrato che tutelare oggi gli impollinatori significa rafforzare la resilienza dei nostri ecosistemi”.

L’esperienza maturata con Beeadapt offrirà indicazioni importanti anche per l’attuazione del futuro Piano Nazionale di Ripristino, previsto dalla Nature Restoration Law europea, che richiederà interventi efficaci e coordinati per generare benefici duraturi per la natura e le comunità.

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