Roma: code infinite per i richiedenti asilo

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Violenza sistemica
Violenza sistemica

A Roma, davanti all’ufficio immigrazione di via Teofilo Patini, i richiedenti protezione internazionale sono stati costretti a sopportare attese di quattro o cinque giorni in fila, solo per ottenere un appuntamento. Questo fenomeno di inefficienza burocratica ha costretto le persone ad accamparsi sul marciapiede, dormendo all’aperto per non perdere il proprio posto.

Le scene hanno mostrato coperture di fortuna con teli di plastica e borse con viveri per sopravvivere. Tra le persone in attesa, si sono trovate storie diverse: da una giovane peruviana in fuga dai narcotrafficanti a un bracciante agricolo del Bangladesh che ha rinunciato a giorni di lavoro. Un’umanità paziente e ordinata costretta a dormire su un marciapiede, a pochi centimetri dal traffico notturno.

Questa crisi non è nuova. In passato si sono registrati episodi di racket per la vendita dei posti in fila e persino il decesso di una persona. Dopo le proteste di consiglieri comunali come Nando Bonessio e l’intervento della Conferenza Episcopale Italiana, nel corso del 2023 si era assistito a un miglioramento. Tuttavia, la situazione è nuovamente precipitata a partire da marzo 2024, senza una risposta adeguata da parte della questura.

Un punto di svolta è arrivato grazie all’azione legale dell’associazione A Buon Diritto Onlus. Il tribunale di Roma, intervenendo sul caso di un cittadino gambiano a cui era stato impedito per otto volte di presentare la domanda, ha sancito che l’impossibilità di accedere agli uffici costituisce una violazione dei diritti fondamentali, ordinando alla questura di garantire l’accesso.

Un precedente positivo esiste già a Torino. A seguito di una sentenza simile, da dicembre 2023 la questura locale ha attivato un servizio online e sportelli fisici gestiti da enti come Pastorale Migranti e Croce Rossa, eliminando le code.

Sulla base di questo modello, i Verdi di Roma hanno presentato una mozione in tutti i municipi e in Assemblea Capitolina. L’obiettivo è impegnare sindaco e prefetto a istituire un tavolo di confronto per adottare modalità di accesso umane, multilingua e integrate con i servizi territoriali. L’iniziativa ha trovato eco in Parlamento con un’interrogazione dell’onorevole Filiberto Zaratti al ministro competente.

La gestione dei flussi migratori è spesso strumentalizzata politicamente. Operazioni come quella in Albania, costata quasi un miliardo di euro, sono state criticate per la loro inefficacia a fronte dell’enorme spesa. Questa narrazione ignora il contributo fondamentale dei migranti all’economia italiana, che ammonta al 9% del Pil, pari a 177 miliardi di euro.

Ciò che è accaduto in via Patini non è un semplice disservizio, ma una forma di “violenza sistemica”, come l’ha definita l’antropologo Paul Farmer. La burocrazia, in questo contesto, diventa uno strumento di controllo e marginalizzazione. Ignorare questa sofferenza umana, prodotta da meccanismi che attraversano le nostre città, renderebbe l’impegno ecologista un mero esercizio di stile, sterile e incompleto.

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