Dipendenza digitale: l’uso eccessivo riduce l’empatia

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Empatia digitale
Empatia digitale

L’uso smodato dei dispositivi digitali è stato associato a una minore capacità di provare empatia. Diverse ricerche scientifiche recenti sono arrivate a questa conclusione, evidenziando una correlazione diretta tra il tempo trascorso davanti a uno schermo e un affievolimento delle nostre capacità relazionali. Mediamente, un adulto passa più di sette ore al giorno in questa condizione.

Una delle analisi più significative è stata pubblicata nel 2024 sulla rivista scientifica “Frontiers in Psychiatry”. La ricerca, intitolata “The interconnection between social media addiction, alexithymia and empathy in medical students”, è stata condotta da un gruppo di studiosi della Victor Babeș University of Medicine and Pharmacy su un campione di studenti universitari.

I risultati hanno dimostrato in modo chiaro che livelli più alti di dipendenza dai social media corrispondevano a livelli più bassi di empatia. Questo legame, secondo gli autori, non è diretto ma mediato da un tratto psicologico specifico: l’alessitimia.

L’alessitimia rappresenta il meccanismo psicologico che, secondo lo studio, collega l’abuso del digitale alla ridotta capacità empatica. Non si tratta di una malattia, ma di una caratteristica della personalità che comporta una notevole difficoltà nel riconoscere, descrivere e distinguere le proprie emozioni e sensazioni fisiche.

In pratica, chi presenta questo tratto fatica a comprendere il proprio mondo interiore e, di conseguenza, quello altrui. L’uso compulsivo dei social media favorisce questa condizione, poiché abitua il cervello a stimoli rapidi, a una gratificazione immediata e a una distrazione continua.

Questo flusso costante di informazioni superficiali riduce il tempo e lo spazio mentale dedicati all’introspezione, alla riflessione e alla ricerca di una sintonia profonda con le altre persone. L’abitudine a usare i dispositivi come una fuga automatica da sensazioni spiacevoli o dalla noia impedisce di elaborare le emozioni in modo sano, atrofizzando la nostra capacità di connetterci.

Per contrastare questa tendenza e recuperare un rapporto più equilibrato con la tecnologia, i ricercatori hanno suggerito una serie di buone pratiche. Questi consigli mirano a ricostruire spazi di vita non mediati da uno schermo, favorendo interazioni reali e consapevoli.

Tra le strategie consigliate figurano:
– Privilegiare incontri dal vivo con gli amici e attività condivise.
– Svolgere conversazioni senza tenere lo smartphone sul tavolo o a portata di mano.
– Stabilire aree della casa, come la camera da letto, in cui i telefoni non sono ammessi.
– Evitare l’uso di qualsiasi dispositivo elettronico per almeno un’ora prima di andare a dormire.
– Imporsi la regola di non utilizzare più schermi contemporaneamente, per migliorare la concentrazione.

L’obiettivo finale è quello di riappropriarsi del proprio tempo e del proprio mondo emotivo, evitando che la tecnologia diventi un sostituto delle relazioni umane autentiche.

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