Europa: guida ai coloranti per un acquisto sicuro

44
Coloranti alimentari
Coloranti alimentari

I coloranti vengono aggiunti a molti alimenti, come caramelle, snack e dolciumi, principalmente per una funzione estetica e commerciale. Il loro scopo è catturare l’attenzione del consumatore, intensificare una tonalità naturale o compensare il colore perso durante i processi di lavorazione e conservazione. Un colore brillante può rendere un prodotto più riconoscibile e desiderabile, ma non ne migliora il valore nutrizionale né la freschezza.

La presenza di un colorante non è di per sé un segnale di rischio. Nell’Unione europea, infatti, possono essere impiegate soltanto le sostanze che hanno ricevuto un’autorizzazione specifica, limitatamente a determinate categorie alimentari e nel rispetto di precise quantità. Il problema principale deriva dal consumo frequente e combinato di prodotti ultra-processati, dove additivi diversi si sommano. Per questo, l’approccio più prudente è limitare tali cibi, senza focalizzarsi su una singola sigla.

Per orientarsi, è fondamentale saper leggere l’etichetta. Gli additivi, inclusi i coloranti, devono essere indicati con la loro funzione seguita dal nome specifico o dal numero europeo (es. “colorante: curcumina” o “colorante: E100”). La lettera “E” certifica che la sostanza è stata classificata secondo gli standard europei, non che sia pericolosa. I coloranti appartengono in genere alla serie compresa tra E100 ed E199. Trovandosi in piccole dosi, compaiono spesso verso la fine della lista degli ingredienti.

Particolare attenzione va riservata a sei sigle: E102, E104, E110, E122, E124 ed E129. La normativa europea ha stabilito che sui prodotti che le contengono debba comparire l’avvertenza: “può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini”. Questa frase non ne vieta l’uso, ma offre alle famiglie uno strumento per compiere una scelta più informata e cauta.

Per ridurre l’esposizione, la strategia più efficace consiste nello scegliere alimenti freschi o poco trasformati, come frutta, verdura, legumi, carne e pesce non lavorati. Anche prodotti di base come pane, pasta e olio ne sono generalmente privi. È bene diffidare delle diciture “senza coloranti aggiunti” sul fronte del prodotto: un alimento potrebbe contenere ingredienti come concentrati di carota o barbabietola, che ne alterano l’aspetto ma non sono classificati come additivi. La conferma definitiva arriva solo dalla lista completa.

Le autorizzazioni concesse dall’UE non sono permanenti. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) riesamina periodicamente gli additivi alla luce di nuove evidenze scientifiche. Un esempio recente è quello del biossido di titanio (E171), un tempo usato come sbiancante. Dopo una valutazione dell’EFSA sui possibili rischi genotossici, l’Unione europea lo ha eliminato dall’elenco delle sostanze autorizzate. La sua eventuale presenza in un cibo commercializzato oggi in UE sarebbe quindi un’irregolarità.

La massima protezione per il consumatore passa dalla scelta di prodotti tracciabili e con etichette chiare. Occorre diffidare di alimenti importati senza informazioni in italiano o venduti online con dati incompleti. La difesa più concreta resta quindi la lettura attenta della composizione e l’adozione di una dieta varia, basata su prodotti freschi.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome