Donadoni: così è nata l’era Berlusconi al Milan

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Cronache sport calcio
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Luglio 1986, Arena di Milano. Il rombo degli elicotteri che planano sul campo, la Cavalcata delle Valchirie di Wagner come colonna sonora, migliaia di tifosi stupiti. È iniziata così, con una presentazione kolossal, l’era di Silvio Berlusconi al Milan, un evento che ha cambiato per sempre il calcio italiano. Tra i protagonisti di quel giorno c’era Roberto Donadoni, primo grande acquisto del neo-presidente, che ha ricordato le sensazioni di quel momento storico.

Arrivato dall’Atalanta, Donadoni si è trovato catapultato in una dimensione completamente nuova. “Eravamo tutti sorpresi”, ha raccontato. La grandiosità dell’evento, inedita per il calcio dell’epoca, ha suscitato stupore ma anche un sano scetticismo all’interno dello spogliatoio. “Tra di noi c’era il dubbio: se le cose non andranno bene, le prese in giro si sprecheranno”. Un timore che i decenni successivi, costellati di trionfi, hanno ampiamente smentito.

Quella presentazione ha subito chiarito la visione e il metodo di Berlusconi. Non era improvvisazione, ma programmazione. “Faceva capire a tutti che aveva il suo progetto”, ha spiegato Donadoni, sottolineando come il presidente trasmettesse una forte convinzione, anche quando prometteva che il Milan sarebbe diventato il club più forte del mondo. Una mentalità che ha contagiato l’ambiente: chi non si adeguava, si autoescludeva.

L’approccio di Berlusconi ha rappresentato una rottura con il passato, introducendo una cultura dello spettacolo e della comunicazione che prima era estranea al mondo del pallone. Il segreto di quel Milan non risiedeva però solo nella grandezza mediatica, ma in valori come la professionalità e il rispetto. “Dal punto di vista umano mi porto dietro un’esperienza ancora superiore ai risultati del campo”, ha affermato Donadoni.

L’ex centrocampista ha poi ripercorso alcuni momenti chiave della sua carriera rossonera, dal rapporto di stima con Arrigo Sacchi alla gestione umana di Fabio Capello durante un difficile periodo personale. Il ricordo più indelebile resta la prima Coppa dei Campioni vinta nel 1989, “qualcosa di unico”, il primo grande traguardo di un ciclo irripetibile.

Quel senso di appartenenza, secondo Donadoni, è ciò che oggi manca nel calcio moderno, dove i giocatori sono meno legati a un singolo ambiente. Berlusconi, ha concluso, “manca come figura in generale, non solo come presidente del Milan”, per la sua capacità di tracciare un percorso. Pur avendo sperato in un ritorno in rossonero mai concretizzatosi, Donadoni guarda al futuro, con l’entusiasmo e il desiderio di trovare una nuova opportunità come allenatore.

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