Appalti Tav, la presunta ‘fabbrica’ dei soldi neri di Salzillo: i 52.500 euro in contanti e il ruolo del contatto di Villaricca

Bonifici per forniture di carburante ritenute fittizie e restituzioni di denaro fuori dalla contabilità. Per la Dda, il sistema avrebbe consentito all'imprenditore di Marcianise di procurarsi liquidità anche per le presunte tangenti nei cantieri dell'Alta velocità.

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Sannino e Salzillo
Alberto Sannino e Dante Salzillo
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MARCIANISE – Fatture per forniture di carburante ritenute inesistenti, bonifici dalle casse di Areco e denaro restituito in contanti. Per la guardia di finanza di Napoli era uno dei sistemi attraverso i quali Dante Salzillo, imprenditore di Marcianise, oggi agli arresti domiciliari, si sarebbe procurato liquidità fuori dalla contabilità. Secondo la Dda, almeno parte dei soldi sarebbe potuta per le presunte tangenti nei cantieri dell’Alta velocità Napoli-Bari.

L’altro protagonista è Alberto Sannino, 46enne di Villaricca, anche lui ai domiciliari nell’inchiesta. La Procura gli contesta, in concorso con Salzillo, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti attraverso più attività del settore carburanti: la ditta individuale Carburanti Febbraro Mario, la C.E. Carburanti e la Ecopetrol, nelle quali avrebbe avuto un ruolo gestionale, oltre alla Sannino Petroli. La Procura contesta anche l’aggravante dell’agevolazione del clan Belforte, esclusa però dal gip.

Il funzionamento del circuito, secondo gli investigatori, era semplice: le imprese emettevano fatture ad Areco, la società riconducibile ai fratelli Salzillo; Areco pagava tramite bonifici tracciabili; Sannino restituiva poi una parte degli importi a Dante in banconote. Così, secondo l’accusa, Areco registrava costi fittizi e Salzillo otteneva contanti.

L’attività delle fiamme gialle traccia episodi specifici. Per una fattura da 53.120 euro della ditta Carburanti Febbraro Mario, pagata il 22 maggio 2025, viene contestata una restituzione di almeno 20mila euro nello stesso giorno. Per tre fatture della C.E. Carburanti, emesse nel luglio successivo, gli inquirenti collocano al 6 agosto una consegna di almeno 50mila euro. E per una fattura da 43.348 euro, emessa il 30 dicembre, ricostruiscono una restituzione, il 13 gennaio 2026, di almeno 59.300 euro: cifra riferita però complessivamente anche a un’altra fattura della Ip Petroli.

Le intercettazioni aggiungono dettagli al racconto. L’11 dicembre 2025 Salzillo chiedeva a Sannino nuove fatture, tra cui una da 70mila euro. Nelle telefonate i due usavano la parola ‘conteggi’: per i finanzieri indicava le somme da restituire.

Il 27 febbraio scorso, durante un incontro registrato, si discute di una fattura da circa 50mila euro: sottratti 10mila euro per il gasolio effettivamente consegnato, Sannino conta 39.500 euro in contanti.

Il 13 marzo, in un altro incontro intercettato, la somma finale conteggiata arriva a 52.500 euro.

I finanzieri ricostruiscono anche il criterio economico applicato ad alcune operazioni: Salzillo avrebbe recuperato l’imponibile della fattura fittizia più metà dell’Iva, mentre l’altra metà sarebbe rimasta a Sannino.

Questo filone si affianca alla vicenda principale che tiene Salzillo ai domiciliari: i presunti favori ottenuti da Areco nei cantieri Tav attraverso pagamenti e utilità a dirigenti e addetti delle imprese impegnate nei lavori. Resta aperta anche la partita giudiziaria sul rapporto con Camillo Belforte, figlio del capoclan Domenico.

La Dda ipotizza che Salzillo abbia favorito l’ingresso negli appalti di un’impresa ritenuta vicina al clan, contestandogli il concorso esterno. Il gip ha respinto la richiesta cautelare su questo punto e ha escluso l’aggravante mafiosa; il pm Henry John Woodcock ha presentato appello, chiedendo al Riesame il carcere, tra gli altri, per Salzillo e Camillo Belforte.

Gli indagati sono da considerare innocenti fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.

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