Francesco Totti ha svelato alcuni dei momenti più difficili e privati della sua vita in una recente intervista al Corriere della Sera. L’ex capitano della Roma ha parlato a cuore aperto, toccando temi come la perdita, la paura e il legame profondo con la famiglia e i tifosi.
La sua battaglia personale contro il Covid è stata una delle prove più dure. “Ho rischiato di morire. Morire di Covid, come mio padre”, ha confessato, descrivendo un’esperienza drammatica che lo ha portato a un passo dal ricovero ospedaliero. Con una broncopolmonite fortissima e un livello di saturazione dell’ossigeno a 87, la situazione era critica. “Ho passato 21 giorni con la febbre a trentanove e non respiravo”, ha ricordato.
Il consiglio del professor Zangrillo, che gli ha suggerito di dormire prono per favorire l’apertura dei polmoni, si è rivelato decisivo. “Ne sono uscito, ma me la sono vista brutta”, ha concluso, sottolineando la gravità del momento vissuto. Questa esperienza si è intrecciata con il dolore immenso per la scomparsa del padre Enzo, portato via proprio dal virus. “La morte di papà per me è stata la fine di tutto”, ha affermato Totti, evocando una sensazione di soffocamento.
Ha dipinto il ritratto di un “padre silenzioso, ma forte, educativo”, un uomo che, pur non essendo espansivo con abbracci o complimenti, comunicava tutto con lo sguardo. “Mi ha insegnato educazione e rispetto per gli altri”, ha aggiunto, ricordando come non gli avesse mai fatto mancare nulla. “Quando se ne è andato, mi è mancata l’aria”.
Un altro momento di terrore ha riguardato il figlio Cristian. Mentre giocava a calcio, ha manifestato un problema di respirazione che ha portato a controlli più approfonditi. La scoperta di una “macchiolina vicino al cervello” ha gettato la famiglia nello sconforto. “Mi si è fermato il respiro, il cuore, non capivo più nulla”, ha raccontato Totti. È iniziato così un “calvario di visite e pareri”, al termine del quale è stato identificato un problema all'”Acquedotto di Silvio”, un canale fondamentale per il liquido cerebrale.
Di conseguenza, il Coni ha giustamente revocato l’idoneità sportiva del ragazzo. Sebbene un’operazione chirurgica avrebbe potuto consentirgli di tornare in campo, la famiglia ha preso una decisione sofferta ma prudente. “Abbiamo deciso che fosse meglio lasciar stare. Era il cervello, non un gomito”, ha spiegato, evidenziando la priorità data alla salute del figlio.
Infine, l’ex numero 10 ha condiviso un aneddoto che mostra l’incredibile affetto dei suoi sostenitori. Fermo a un semaforo in moto con la figlia Isabel, è stato riconosciuto da un tifoso che, poco dopo, lo ha affiancato in lacrime. L’uomo gli ha confessato di continuare ad andare allo stadio ogni domenica solo nella speranza di vederlo, per poi andarsene deluso. “Gli ho detto che secondo me non stava bene”, ha commentato Totti, “ma lui mi ha risposto che per lui nel 2017 è finito tutto”.



