Il Milan ha dato continuità al suo percorso positivo battendo l’Atalanta in una partita dai due volti. La squadra ha mostrato un gioco entusiasmante per un’ora, per poi soffrire in un finale che ha messo in luce le peculiarità della gestione tecnica di Rúben Amorim.
Per circa sessanta minuti, i rossoneri hanno offerto una prestazione di altissimo livello, annichilendo il piano partita della Dea. Il tecnico portoghese ha sorpreso gli avversari con una disposizione tattica fluida, privandoli di punti di riferimento stabili. L’assetto ha previsto continui scambi di posizione tra Ramos e Pulisic, un Modric che agiva da regista basso e un Rabiot onnipresente a centrocampo. La linea difensiva, inoltre, si è mossa con grande intelligenza, passando da una configurazione a quattro a una a tre con estrema naturalezza.
Questa flessibilità è uno dei marchi di fabbrica dell’allenatore, la cui abilità nel rivitalizzare giocatori in difficoltà, come dimostrano i casi di Musah e Chukwueze, è ormai evidente. La sua filosofia si basa sul coinvolgimento dell’intera rosa, superando il concetto di un blocco di titolari fissi e rendendo ogni elemento del gruppo partecipe e importante.
Tuttavia, dopo aver costruito un rassicurante vantaggio di tre reti, la gestione della partita è cambiata radicalmente. Amorim ha deciso di intervenire con sostituzioni audaci, una costante del suo approccio. La fascia temporale tra il 65′ e il 75′ si è confermata la sua preferita per modificare l’assetto. Se in passato, contro squadre come Torino, Lazio e Juventus, queste scelte si sono rivelate vincenti, contro l’Atalanta hanno quasi compromesso il risultato.
L’inserimento di Estupinan, Jashari e Loftus-Cheek ha stravolto l’equilibrio della squadra. L’ingresso di un terzino a vocazione offensiva, un trequartista e un centrocampista creativo ha lasciato praterie a disposizione degli avversari. L’Atalanta ha sfruttato gli enormi spazi concessi, mettendo il Milan in totale apnea per quasi venti minuti e minando le certezze accumulate fino a quel momento. Estupinan, in particolare, ha faticato a trovare la giusta posizione in campo.
Una parziale giustificazione per questa gestione aggressiva può essere trovata nel fitto calendario, che impone un turnover costante e vedrà la squadra impegnata a breve sul campo del Bournemouth. Lo step di crescita per il tecnico consisterà proprio nel trovare un equilibrio più fine tra la sua indole coraggiosa e una lettura più pragmatica dei singoli momenti tattici della gara, per evitare rischi non necessari.



