
Riassunto
Mentre Stellantis riduce i volumi, il Mimit di Urso si prepara ad accogliere un secondo produttore per rilanciare l’industria nazionale. La vicepresidente di Byd Stella Li ha visitato lo stabilimento Menarini insieme a un funzionario del ministero. Il colosso asiatico cerca un nuovo impianto europeo nel quale investire. Tra i siti esaminati c’è la fabbrica controllata dalla famiglia Civitillo.
Un funzionario del ministero al fianco dei vertici di un colosso cinese durante il sopralluogo in uno storico stabilimento italiano. Una visita non di cortesia, tantomeno turistica, ma di lavoro. Perché il gruppo asiatico sta valutando la possibilità di acquistare quella struttura per produrvi automobili. Fino a pochi anni fa una scena del genere sarebbe apparsa, se non impossibile, quantomeno improbabile. Per decenni la politica industriale nazionale ha cercato di proteggere il principale produttore italiano. Oggi, però, lo scenario è cambiato. E quella scena è diventata realtà.
La priorità non sembra più essere la difesa di una produzione esclusivamente nazionale, ma il ritorno in Italia di volumi, investimenti e occupazione, anche attraverso l’arrivo di un grande costruttore straniero. È in questo quadro che assume rilievo quanto accaduto nei giorni scorsi nello stabilimento Menarini di Flumeri, nel cuore della Valle Ufita. Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd e responsabile delle attività del gruppo nelle Americhe, in Europa, Medio Oriente e Africa, ha visitato l’impianto irpino nel quale vengono prodotti autobus.
Ad accompagnarla durante il sopralluogo ci sarebbe stato anche un alto funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso e proveniente dal mondo sindacale. Le interlocuzioni tra il colosso cinese e l’attuale proprietà dello stabilimento sarebbero ancora in corso. L’obiettivo di Byd sarebbe verificare se esistano le condizioni industriali, logistiche ed economiche per insediare a Flumeri una produzione automobilistica destinata al mercato europeo.
Il dossier italiano
Byd, tra i maggiori produttori mondiali di veicoli elettrici e ibridi, cerca nuove capacità produttive in Europa. Per accelerare l’apertura di una fabbrica, sta valutando impianti esistenti in diversi Paesi, Italia compresa. Il sopralluogo a Valle Ufita rafforza la pista italiana: non un semplice contatto istituzionale, ma l’esame diretto dello stabilimento e delle sue potenzialità.
Perché Valle Ufita
Lo stabilimento di Flumeri è vicino al casello di Grottaminarda dell’A16 Napoli-Canosa, in una posizione strategica tra il versante tirrenico e quello adriatico. L’area sarà inoltre servita dalla nuova linea ferroviaria Napoli-Bari, dalla futura stazione Hirpinia e dalla piattaforma logistica prevista in Valle Ufita. Il sito dispone di spazi, impianti e competenze maturate nella produzione di mezzi di trasporto. Secondo Menarini, è il più grande stabilimento italiano dedicato agli autobus, con una capacità teorica fino a tremila mezzi l’anno.
L’arrivo di Byd richiederebbe comunque un ampliamento, con nuove linee produttive e ulteriori spazi per logistica e fornitori. Flumeri rientra inoltre nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno, che prevede, nel rispetto dei requisiti, procedure semplificate e agevolazioni per gli investimenti. Un vantaggio che potrebbe rafforzarne la competitività rispetto agli altri siti europei in esame.
La storia dello stabilimento
Storicamente legata ai marchi Fiat, Iveco e Irisbus, nel 2015 la fabbrica è confluita in Industria Italiana Autobus insieme allo stabilimento di Bologna. Nel luglio 2024 Seri Industrial ha acquisito il 98 per cento della società, poi diventata Menarini Spa, mentre il restante 2 per cento è rimasto a Invitalia. Il gruppo fa capo alla famiglia Civitillo: Vittorio Civitillo ne è amministratore delegato ed è anche sindaco di Piedimonte Matese. L’acquisizione puntava a rilanciare la produzione di autobus, soprattutto elettrici e a basso impatto ambientale.
Nel settembre dello stesso anno il Mimit rese noto che Civitillo aveva annunciato la sottoscrizione di un memorandum vincolante con un importante produttore cinese di autobus, interessato a entrare con una quota del 25 per cento nel capitale di Industria Italiana Autobus. Il nome del partner non fu comunicato e quell’intesa – sia chiaro – non può essere collegata a Byd. La possibile presenza dell’industria cinese nel futuro di Flumeri era dunque già emersa. La pista Byd avrebbe però una portata ben diversa: potrebbe condurre alla trasformazione, almeno parziale, dello stabilimento in un polo per la produzione di automobili.
La riconversione richiederebbe investimenti, nuovi impianti e formazione, ma potrebbe valorizzare le competenze già presenti, soprattutto in una fase segnata dagli ammortizzatori sociali e dalla necessità di garantire carichi di lavoro duraturi. Resta da capire se Byd punti all’acquisto dello stabilimento, a una partecipazione societaria oppure a una partnership industriale e quale sarebbe il futuro della produzione di autobus e dei lavoratori.
Il tramonto del modello Fiat
La visita di Stella Li si inserisce nella crisi dell’industria automobilistica italiana. Dopo la trasformazione di Fiat in Fca e poi in Stellantis, la produzione nazionale ha continuato a diminuire: nel 2025 è scesa sotto i 380mila veicoli, con appena 214mila automobili, il dato più basso da oltre settant’anni. Nel primo semestre del 2026 è arrivata una parziale ripresa, ma partendo da livelli molto bassi e con migliaia di addetti ancora sostenuti dagli ammortizzatori sociali.
I nuovi modelli annunciati da Stellantis, compresi quelli previsti a Pomigliano dal 2028, lasciano aperte le incognite su tempi, volumi e occupazione. Intanto Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, ha diversificato i propri interessi. Stellantis e Ferrari restano partecipazioni fondamentali, ma l’automobile non è più l’unico baricentro del gruppo. Secondo Milano Finanza, gli investimenti di Exor nella sanità hanno raggiunto quasi sei miliardi di euro. Non è ancora un addio all’automotive, ma rappresenta il segnale evidente di un cambiamento di strategia.
Per contrastare il calo della produzione, il Governo cerca un secondo grande costruttore da affiancare a Stellantis. Tra i gruppi contattati figura proprio Byd. Il ministro Adolfo Urso, che punta a riportare la produzione nazionale a 1,4 milioni di veicoli all’anno, ha recentemente parlato di una trattativa con un’azienda cinese entrata nella “fase decisiva”. La presenza di un funzionario del Mimit durante il sopralluogo di Flumeri sarebbe coerente con questa strategia. Un investimento cinese potrebbe rilanciare la Valle Ufita e generare nuovi posti di lavoro, direttamente e nell’indotto.
Servirebbero, però, garanzie sull’occupazione, sul trasferimento tecnologico, sulla durata dell’investimento e sul coinvolgimento dei fornitori italiani. Al momento non esiste un’intesa annunciata, ma le interlocuzioni con la proprietà starebbero proseguendo. Per Valle Ufita potrebbe aprirsi una partita capace di ridisegnarne il futuro; per la Campania e per l’Italia sarebbe il segno di un cambio d’epoca: il Paese che per decenni ha protetto il proprio campione nazionale cerca ora anche in Cina investimenti e volumi per rilanciare l’industria automobilistica.







