Bologna, ecco Tedesco: “Da Baggio a Guardiola”

61
Cronache sport calcio
Cronache sport calcio

Domenico Tedesco si è presentato come nuovo allenatore del Bologna. A 40 anni, è uno dei tecnici più giovani della Serie A, con una storia singolare che unisce Italia e Germania, ingegneria e calcio. Nato a Rossano, in Calabria, si è trasferito a due anni con la famiglia in Germania, dove ha assorbito una cultura basata su struttura e razionalità.

“Ho passato tutta la mia vita in Germania, è stato inevitabile assorbire il loro modo di pensare”, ha spiegato Tedesco. “Magari a volte sono un po’ troppo ‘strutturato’: un po’ di italianità, la capacità di lasciarmi scivolare le cose addosso, mi farebbe bene”. Nonostante la formazione tedesca, il cuore è rimasto italiano, come la passione per il calcio nata con un idolo d’eccezione: Roberto Baggio. “Mi innamorai di lui guardandolo in Champions. Alle Elementari mi feci il codino per assomigliargli”.

Se Baggio è stato il mito d’infanzia, da allenatore il suo punto di riferimento è stato Pep Guardiola. “Ho cominciato nelle Giovanili dello Stoccarda e la nostra filosofia si concentrava sul possesso palla. Erano i tempi del Barcellona di Guardiola, che nel possesso era maestro. È stato per me fonte di ispirazione”. Questa visione combina possesso e verticalità, un calcio che vuole il pallone ma per attaccare la profondità.

Il percorso di Tedesco è atipico. Laureato in ingegneria gestionale con un master in gestione dell’innovazione, non aveva programmato una carriera nel calcio. “È iniziato tutto per caso, quando un compagno di università mi chiese di aiutarlo ad allenare i bambini della squadra locale. Da lì non mi sono più fermato”.

La svolta è arrivata mentre lavorava alla Mercedes e allenava l’Under 17 dello Stoccarda. Quando il tecnico della prima squadra è stato promosso, gli hanno chiesto di guidare i ragazzi per una partita. “Vincemmo 11-0 e a quel punto era difficile togliermi la panchina”. Da quel momento ha costruito un curriculum prestigioso che include esperienze con Lipsia, Spartak Mosca e la nazionale del Belgio, vincendo una Coppa di Germania e una Supercoppa di Turchia.

Per il suo Bologna, il tecnico ha le idee chiare. “Mi piace l’attacco alla profondità, quando i giocatori sono coraggiosi. È un processo che ha bisogno di lavoro, fiducia e autostima”. Ai suoi giocatori chiede coraggio e disciplina, ma sottolinea l’importanza del lato umano. “Il calcio si gioca con le persone. Mi interessa la loro vita, cerco di essere sempre me stesso e non mi tengo distante da loro”.

La sua regola fondamentale è una: “La squadra viene al primo posto e il Bologna viene prima di tutti”. Sul calcio italiano, pur sentendo di esserci dentro da troppo poco tempo per giudicare, ha affermato: “Conserva il suo fascino e noi abbiamo il dovere di alimentare questa passione”. L’obiettivo per la stagione è chiaro: se tutti daranno il massimo andando nella stessa direzione, sarà stato un anno positivo.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome