Calenda: “La finanziaria, sarà il banco di prova del governo”

L'ex ministro dello Sviluppo Economico ed esponente del Pd ne parla al convegno organizzato a Roma dall'associazione Riformismo e libertà

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse
di Andrea Capello

ROMA (LaPresse) – Sarà la finanziaria il “banco di prova” del governo. Ne è convinto Carlo Calenda. L’ex ministro dello Sviluppo Economico ed esponente del Pd ne parla al convegno organizzato a Roma dall’associazione Riformismo e libertà. Convegno dal titolo ‘dal contratto di governo gialloverde ai rischi per l’economia’. Da una parte, infatti, ci sono le dichiarazioni del ministro dell’Economia Tria; dall’altra le pulsioni di alcuni membri politici dell’esecutivo. “L’intervista del ministro Tria, dove si dice di continuare con la responsabilità e la tenuta in sicurezza dei conti, è buona. Ma questo non può reggere con un governo che ha un impianto come quello che è noto”, il pensiero di Calenda che guarda già al futuro.

“Siamo in una campagna elettorale continua che precede un’altra campagna elettorale che ci sarà molto presto”, spiega

“Questo sarà il casus belli che forzerà le elezioni e credo che lo farà la Lega. E’ proprio alle idee del Carroccio che Calenda guarda con preoccupazione. “Penso con assoluta certezza dentro di me che il governo della Lega, e questo non è ancora il governo totalmente della Lega, sia incompatibile con la permanenza dell’Italia nellEurozona, dichiara senza mezzi termini. “E’ nel loro dna, in quello che scrivono, che pensano e che dicono, è il modo in cui si rapportano con le istituzioni europee. Nel processo di governance dell’Eurozona loro non ci stanno dentro”. L’ex responsabile di Via Molise definisce il contratto di governo gialloverde, “che è già morto e non poteva che essere così”, come una sorta di “sovranismo anarcoide” che “non ha riflesso nella realtà”.

Sul contratto interviene anche Tommaso Nannicini, responsabile economico del Pd.

“Per fare quello che c’è scritto lì dentro ci sono due possibilità”, argomenta.

“La prima è fare finta di farlo con un’operazione di marketing ed un gioco delle tre carte. La seconda, ed è quella che ci preoccupa di più, è quella di fare promesse mirabolanti senza coperture e poi scaricare sull’Europa per far saltare il banco”.

In questa quadro si inserisce anche la questione dello spread, affrontata dall’economista Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del comitato esecutivo della Bce

“Quando sale, le banche si indebitano a tassi più alti – spiega – il capitale viene bruciato e non c’è più credito per le aziende. Dunque, l’impatto di questo spread è che stiamo entrando in recessione. Non si è capito, ma è quello che è successo in Italia nel 2011 prima che arrivasse Monti. Bini Smaghi si dice colpito quando: “il presidente del Consiglio dice che lo spread non è così importante. L’impatto dello spread è sull’economia reale, lo spread lo pagano le aziende, non è facile spiegarlo. Non è un problema extraterrestre, ma un problema che viviamo tutti i giorni e che va spiegato ai cittadini”.

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