GRAGNANO – C’è chi darebbe tutto ciò che ha pur di rivedere i propri nonni, di sentire ancora una volta la loro voce. E poi c’è chi, come accaduto ieri sera tra le mura di un’abitazione di Gragnano, li picchia selvaggiamente con la mazza di una scopa per una goccia d’acqua caduta sul pavimento. Una spirale di violenza inaudita, interrotta solo dal coraggio di una ragazzina di 17 anni che, chiusa a chiave nella sua stanza, ha trovato la forza di comporre il 112 e chiedere aiuto.
L’aguzzino è un uomo di 30 anni, del posto, che in quella casa avrebbe dovuto scontare la sua pena. Da tre mesi era agli arresti domiciliari per reati di furto ed estorsione. Ma la sua reclusione si era trasformata in una prigione di terrore per chi viveva con lui: la madre, la sorella minorenne e la nonna di 75 anni, una donna invalida con gravi difficoltà di deambulazione.
La scena che ha scatenato l’inferno è di una banalità disarmante. È l’ora di cena. L’anziana signora è a tavola quando un boccone le cade sul vestito. Con la dignità e la compostezza di altri tempi, si alza a fatica per raggiungere il lavandino della cucina e tentare di pulire la macchia con un po’ d’acqua. Qualche goccia, inevitabilmente, finisce a terra. È la scintilla che fa esplodere la furia del nipote. “Apriti cielo”, racconterà poi la donna ai Carabinieri. Per lui, quella “stupida” aveva sporcato. Il 30enne afferra una scopa e, senza alcuna pietà, la usa come un’arma, colpendo ripetutamente la nonna alla testa fino a farla crollare a terra. Ma la violenza non si ferma. L’uomo la afferra per i capelli e la trascina per le stanze della casa. Non contento dell’umiliazione fisica, afferra una bottiglia di Coca-Cola e la spruzza addosso al corpo inerme dell’anziana e poi sulle pareti della cucina, in un delirio di rabbia e disprezzo.
Mentre le urla e i pianti della nonna riempiono la casa, la sorella 17enne dell’aggressore fugge nella sua cameretta, chiudendosi la porta a chiave alle spalle. In preda al panico, ma con una lucidità straordinaria, compone il numero d’emergenza e lancia l’allarme.
In quei minuti interminabili, mentre la gazzella dei Carabinieri corre verso l’abitazione, rincasa la madre del 30enne. La scena che si trova davanti è agghiacciante: sua madre, la nonna, a terra, in lacrime e ferita. La sua reazione è quella di una madre esasperata, che urla al figlio di non aspettare altro che questi suoi scatti di violenza. Per tutta risposta, l’uomo si scaglia anche contro di lei. La afferra per il collo, la picchia e poi, con la stessa crudeltà usata poco prima, la prende per i capelli e la trascina per casa.
L’arrivo provvidenziale dei Carabinieri della stazione di Gragnano pone fine all’incubo. I militari bloccano a fatica il 30enne, visibilmente fuori controllo, e lo ammanettano. Le due donne, pur portando sul corpo e sul volto i segni evidenti della brutale aggressione, rifiutano il trasporto in ospedale. Troppo grande la vergogna, un sentimento che, come si scoprirà di lì a poco, le aveva tenute in silenzio per troppo tempo.
Non era la prima volta, infatti, che l’uomo si scagliava contro di loro. Le indagini hanno fatto emergere un passato di maltrattamenti continui, scatenati dai pretesti più futili: una camicia non stirata alla perfezione, la polvere non tolta da un mobile, il pavimento non abbastanza lucido. La vergogna e la paura avevano sempre impedito alle vittime di denunciare. Fino a ieri sera, quando il coraggio di una ragazza ha squarciato il velo di silenzio. Il 30enne è stato trasferito in carcere e dovrà rispondere della pesante accusa di maltrattamenti in famiglia. La sua casa non è più la sua prigione, ma per le sue vittime, forse, da oggi non sarà più una cella.







