Lettera allo sceicco di Dubai

Enrico Parolisi

Gentile sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktum, sono Enrico Parolisi e ho avuto il piacere di passare qualche giorno nell’Emirato che lei guida. Un tempo sufficiente, confrontandomi con locali, guide turistiche, manodopera importata dai Paesi vicini e expat per farmi la mia personalissima idea sulla vita a ridosso di quelle acque verde smeraldo del Golfo Persico. Diranno in giro che gli Emirati arabi (uniti e non) siano luoghi di contraddizioni, ma i nostri Paesi per caso non lo sono? Odieranno la vostra opulenza, diranno che i petroldollari che arrivano dalle vostre terre inquinano finanche il bel calcio di un tempo, dimenticando di quando gli sceicchi eravamo noi con i nostri Tanzi o Cragnotti, gli 89 miliardi per Mendieta e i conseguenti crac finanziari.

In realtà, sceicco, si tratta di scegliere la contraddizione in cui si vuole vivere, perché il mondo globalizzato e interconnesso è un mondo di derive e di forti disuguaglianze sociali in cui le vite di un po’ tutti (salvo pochi eletti) sono compromesse alla radice da paure, violenze, povertà e logoranti ritmi di un sistema volto al capitale ben lungi dall’essere accantonato.
In questa miseria globale, aggiungiamo miserie locali. Ed è per questo che le scrivo. Ho messo al mondo un adorabile ragazzo, alla nascita pesava 4 chili. È forte e in salute ma ha bisogno ancora di me e la sua mamma che dobbiamo tornare al lavoro per mantenere le folli spese con l’inflazione che galoppa e nella nostra città portarlo all’asilo è proibitivo. Addirittura, il Comune ha chiuso le iscrizioni ai nidi comunali per il prossimo anno ben prima che nascesse! Ci pensa, sceicco? Che follia! Uno Stato di diritto e di welfare piegato a burocrazia folle e risorse inesistenti! Le stesse che hanno reso le strade della mia città un immondezzaio e il mare un’utopia. Dirà che i cittadini non la vogliono bene? È così, siamo disabituati al bene comune ma sappiamo farci comunità quando la locale squadra di calcio vince. Per qualche ora. Poi torniamo simili ad animali, sceicco, mentre presuntuosi deridevamo beduini e tuareg qualche decennio fa dall’alto di una non ben chiara superiorità morale.

Nelle scorse ore due ragazzini, nemmeno definibili uomini adulti, hanno deciso uno di gambizzare un coetaneo per l’asta del fantacalcio e l’altro di uccidere un giovane musicista con tre colpi di pistola (ci pensa, sceicco, tre colpi di pistola e un’arma in mano a 16 anni). Io tremavo mentre il primo cittadino liquidava il tutto con un post su Facebook (in cui per inciso ha messo la virgola tra soggetto e predicato, ed è un uomo che viene dall’istruzione, veda quanto può essere distratto) in cui parlava delle solite cose: e cultura, e scuola, e territorio, e periferie e bla bla bla. Sono 40 anni che sento le stesse cose. Che sento le istituzioni rivolgersi ad altre non specifiche istituzioni chiedendo il supporto delle istituzioni come se non fossero a loro volta istituzioni. Che scatola cinese, sceicco, altro che da voi. Mentre ci raccontavamo le solite storie, intanto, io ho iniziato ad avere paura per mio figlio. Mio figlio vittima di scelte non sue. Nato nella deriva meridionale della deriva occidentale.

Allora, sceicco, se dobbiamo sceglierci le contraddizioni con le quali vivere, preferisco i 50 gradi d’estate di un luogo nato solo pochi anni fa a quello di una Capitale del Mediterraneo in incontrovertibile decadenza (il checché vogliamo raccontarci per qualche set e dei turisti). Preferisco crescere mio figlio in un luogo dove questa delinquenza spiccia non esiste e il valore della vita è tutt’altro. So che il mio inglese è perfettibile, ma se dovesse aver bisogno di una mano me la cavo bene nel raccontare cose. Mi faccia sapere che eventualmente mi organizzo per cambiare vita!!!

*esperto di comunicazione digitale
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