Manovra, dalle privatizzazioni 18 miliardi. L’ultimo a riuscirci fu Berlusconi

Il governo sta valutando quali aziende vendere, "alla luce degli andamenti del mercato”

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

ROMA – Nel nuovo documento programmatico di bilancio che Roma ha inviato a Bruxelles il governo ha annunciato di puntare a vendere partecipazioni statali per 18 miliardi. Un obiettivo ad oggi difficilmente credibile. L’ultima volta che una manovra finanziaria sfiorò queste vette correva l’anno 2003, quando al governo c’era Silvio Berlusconi.

Manovra, l’ultimo a riuscirci fu Berlusconi

Il governo Lega-M5S ieri ha sottoscritto l’intenzione di raggiungere l’1% di privatizzazioni e i 18 miliardi. Tetto che esclude i ricavi attesi dalla cessione di immobili pubblici. La sfida che ora i due vicepremier dovranno affrontare fu vinta quando al ministero dell’Economia c’era Giulio Tremonti, al fianco del Cavaliere. E’ stata quella l’ultima volta che le entrate dalla cessione di quote in società partecipate hanno superato l’1% del pil. Per raggiungere quel risultato, all’epoca il governo vendette il 10,3% di Enel, il 10% di Eni, il 35% di Poste Italiane. L’ex Ente tabacchi italiani fu venduto al 100%, insieme al 30% di Cassa depositi e prestiti. Una grandiosa campagna di privatizzazioni, grazie alla quale entrarono nelle casse pubbliche 16,6 miliardi di euro.
Un obiettivo, quello dell’1%, sfiorato anche dal governo Monti nel 2012. Il risultato fu partita di giro da 8,7 miliardi, anche se il rapporto debito/pil non fu per niente ridotto. Dal 120,1% del 2011 passò poi al 127%.

I “gioielli di famiglia” esclusi dalle vendite

Il governo gialloverde, dunque, qualcosa dovrà pur vendere. Considerando il rifiuto di Di Maio di riportare competenze nel recinto statale, per ora immaginare cosa sarà messo all’asta è davvero difficile. Intanto, il vicepremier pentastellato si è limitato a escludere “gioielli di famiglia”. “Eni, Enel, Enav non finiranno in mani private, devono rimandare saldamente nelle mani dello Stato”, chiarisce Di Maio.

Il ministro dell’Economia Giovanni Tria attraverso la portavoce fa sapere che “non c’è ancora una lista precisa, la stanno studiando: sono state identificate delle aziende, sì, ma ora si sta decidendo alla luce degli andamenti del mercato”.

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