Maxi-blitz al Cavone, 12 arresti: smantellata la rete del narcotraffico del clan Lepre

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Un duro colpo al cuore del narcotraffico gestito dalla camorra nel centro storico. Alle prime luci dell’alba, in un’operazione congiunta ad alto impatto, Polizia di Stato e Carabinieri hanno stretto il cerchio attorno al clan Lepre, eseguendo 12 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, mira a smantellare un potente sodalizio criminale che per anni ha controllato il mercato della droga nella zona del “Cavone di piazza Dante”, storica roccaforte della cosca.

L’accusa principale, pesantissima, è quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90). Secondo gli inquirenti, gli indagati avevano costituito una struttura stabile e gerarchicamente organizzata, con disponibilità di armi e suddivisa in sottogruppi operativi, con l’unico scopo di gestire un flusso ininterrotto di droga. L’aggravante che delinea la gravità del quadro è quella di aver agito per agevolare le attività del clan camorristico “Lepre”, consolidandone il potere e il controllo sul territorio.

L’ordinanza eseguita oggi è il culmine di un’indagine complessa e meticolosa, condotta per anni dai Carabinieri della Compagnia Napoli Centro e dalla III sezione della Squadra Mobile. Coordinati dalla DDA, gli investigatori hanno pazientemente ricostruito l’organigramma e le attività del clan, dimostrandone la piena operatività anche dopo la morte dello storico boss Ciro Lepre. Le redini del sodalizio, secondo quanto emerso, sarebbero passate nelle mani di Salvatore Cianciulli e Luigi Lepre, che avrebbero garantito la continuità del potere criminale. Parallelamente all’associazione di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), prosperava la consorteria dedita al narcotraffico, un’entità resiliente che non si è mai fermata, neppure di fronte ai numerosi arresti subiti in passato.

Le indagini hanno fatto luce su un vero e proprio sistema imprenditoriale dello spaccio, con due “piazze” principali. La più importante e redditizia era stata allestita in via Correra 236, all’interno dei vicoli noti come “Fondaco San Potito e Fondaco Ragno”, un labirinto ideale per eludere i controlli. Una seconda piazza, una sorta di “succursale” per la vendita al dettaglio di droghe leggere come marijuana e hashish, era invece attiva al civico 113 della stessa via.

Oltre ai 12 destinatari della misura cautelare in carcere, l’inchiesta coinvolge complessivamente 54 indagati. A loro vengono contestate, a vario titolo e in via provvisoria, oltre 250 violazioni della legge penale. L’elenco dei reati è un compendio di attività criminale: associazione di stampo mafioso, estorsione e tentata estorsione, detenzione e porto di armi, ricettazione, violenza, minacce e lesioni. Spicca, tra gli episodi, il tentativo di estorsione ai danni di un ex pusher, ritenuto responsabile della sparizione di una partita di droga e per questo “messo sotto” dal clan.

L’esecuzione delle misure, che ha visto l’impiego di reparti speciali di Polizia e Carabinieri per cinturare l’area e garantire la sicurezza, è stata accompagnata da decine di perquisizioni domiciliari. Si precisa che il provvedimento è stato emesso nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva, potendo avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

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