NOMI. Rifiuta il pizzo di 285mila euro, botte e raid punitivo per il titolare dell’autonoleggio di Mondragone

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Massimiliano Esposito e Lucio Musella
Massimiliano Esposito e Lucio Musella

MONDRAGONE – Estorsione al titolare di una società di autonoleggio sul litorale domizio: cinque persone arrestate, tra cui Massimiliano Esposito, detto lo scognato e indicato al vertice del clan di Bagnoli. All’alba di ieri la polizia ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. I cinque indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, tentata estorsione e rapina, aggravati dalle modalità mafiose.

Secondo la ricostruzione della questura, alla base della vicenda c’è una pretesa di risarcimento da 285 mila euro per una supercar incidentata. È questo il fulcro dell’indagine della Dda di Napoli che ha portato all’arresto dei cinque collegati al clan Esposito, egemone nel quartiere Bagnoli e nell’area flegrea. L’inchiesta della Squadra mobile, diretta da Mario Grassia, ha ricostruito mesi di inferno per un imprenditore di Mondragone, titolare di un autonoleggio.

La vicenda si è articolata in tre fasi critiche. Il tentativo di raggiro: un esponente del gruppo di Bagnoli tenta di noleggiare un’auto di lusso con documenti falsi. L’imprenditore scopre il trucco e ne nasce una colluttazione. Il primo ‘pizzo’: per l’offesa subita durante la lite, il clan impone il pagamento di 10.000 euro in contanti come risarcimento morale. L’imprenditore, sotto scacco, cede e paga.

Poco dopo scatta il ricatto più grande. Il clan esige 285.000 euro sostenendo che una Lamborghini, incidentata da un cliente, fosse di proprietà del boss. Tuttavia, gli inquirenti hanno accertato che non esisteva alcun legame documentale tra la vettura e il clan. Al rifiuto dell’imprenditore di pagare la cifra, il gruppo sarebbe passato all’azione diretta. Una vera e propria spedizione punitiva ha fatto irruzione nel piazzale dell’attività a Mondragone: uomini a bordo di scooter e auto, con i volti coperti, hanno portato via l’auto intestata a sua moglie.

Gli investigatori hanno esaminato i filmati delle telecamere di sorveglianza. Seguendo i filmati lungo le vie di fuga tra il Casertano e l’area flegrea, gli uomini di Mario Grassia sono riusciti a identificare i volti e i mezzi usati per il colpo. Va precisato che, per il principio di presunzione di innocenza, gli indagati sono da considerare non colpevoli fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere figura anche il presunto capoclan Massimiliano Esposito, conosciuto con il soprannome di ’o scugnato. Con lui sono finiti in carcere anche Lucio Musella, difeso dall’avvocato Giuseppe Perfetto, 37 anni, Alessio Caruso, anche lui 37enne, Marco Zito, 50 anni, e Francesco Grassi, 34 anni.

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