Paolo Russo: “Il Terzo Polo può crescere ancora”

Paolo Russo

NAPOLI – Fuori dal Parlamento, ma non dalla politica. Paolo Russo ha mancato la rielezione e oggi guarda all’impegno futuro per favorire la crescita e il radicamento di Azione. Come racconta a Cronache, senza alcuna nostalgia per il suo ex partito, Forza Italia, che ha fatto il suo tempo.

Questa volta non è riuscito a centrare l’obiettivo dell’elezione: crede che l’abbiano penalizzata più gli ultimi anni di dissenso in Fi o il cambio di casacca?

Nessuna delle due cose. Mi ha penalizzato una legge elettorale bizzarra che mi ha consentito di fatto l’elezione in Campania, ma con il meccanismo delle candidature multiple mi ha penalizzato in Lombardia, è un dato meramente tecnico. Il dato sarebbe stato politico se non avessimo ottenuto seggi in Campania.

Il Terzo Polo non ha sfondato la soglia del dieci per cento, Calenda ha più volte detto che avreste tolto voti a Fi, che però in Campania ha migliorato la performance ottenendo addirittura l’undici per cento, cosa non ha funzionato?

Intanto Fi non ha migliorato, ma ha perso due terzi dei voti. A Napoli nel 2018 stava al 16 per cento. Fi è una forza politica in declino che, abbarbicata ai video su tik toc di Berlusconi, va scomparendo. Invece il Terzo Polo con Iv e Azione rappresenta una tendenza innovativa e nuova. Leggendo i dati della tipologia del voto, quello per il Terzo Polo è prevalentemente giovanile e di conseguenza con prospettive di crescita. Un voto tutto orientato da chi non ha condizionamenti e guarda al futuro con concretezza, senza paradigmi ideologici o steccati del passato.  Iv e Azione possono contrapporsi sia alla destra che alla sinistra provando a rinverdire il centro liberale, moderato, popolare e repubblicano del nostro Paese facendo leva sulle soluzioni ai problemi e lasciando agli altri le promesse non mantenute.

Col senno di poi, pensa che non esservi alleati con il Pd sia stata la scelta migliore, o sareste stati più competitivi rendendo meno facile la vittoria al centrodestra e alla Meloni?

La questione non è allearsi con chi, ma fare cosa. Il nostro obiettivo è riempire uno spazio politico con liberali, socialisti, riformisti, democristiani e popolari che non si riconoscono nella destra meloniana né nel centrosinistra. Calenda ha provato a fare un accordo per trascinare il Pd nell’area riformista, ma questo partito è ancora nella fase del congresso di Livorno, quando si chiedeva se la sinistra doveva essere comunista massimalista o riformista. Per questo non può essere un partito alleato di chi vuole costruire renew-Europe. Calenda è stato costretto a scegliere una strada senza il Pd alleandosi con Renzi che di sicuro non ha un profilo di carattere automaticamente conciliante, ma politicamente sovrapponibile. Ora si apre la sfida della costruzione della casa dei riformisti, liberali e moderati, di chi non ha partito. Tocca a noi costruire la casa di tutti.

Quando parla di reddito privo di connessione col mondo del lavoro si riferisce al reddito di cittadinanza. Crede abbia influito sul successo del M5S in Campania?

Credo che il risultato del M5S sia un grido di sofferenza, di allarme, è un grido privo di profili democratici che va colto dalla politica provando a smuovere ragazzi e ragazze dall’attesa messianica di tipo assistenziale per formarsi e migliorarsi sfruttando il loro ingegno. I giovani non vogliono l’oppio dell’assistenza che è anche una forma di abbrutimento.

Il risultato elettorale per alcuni è stato impietoso, da Di Maio a Caldoro…

Mi aspettavo la non elezione di Di Maio, visto il percorso che ha fatto. Non mi piace il dileggio a cui è sottoposto, una gogna che non merita. Di luii ho apprezzato la metamorfosi in chiave atlantista, europeista e riformista, ma era chiaro che non poteva trovare collocazione nel suo bacino elettorale iniziale. Per quanto riguarda Caldoro, non ha brillato già alle Regionali. Credo sia stata un’imprudenza cimentarsi in questa tornata elettorale, lui ha caratteristiche migliori dal punto di vista politologico.

Una volta fatto il governo crede che sia plausibile una fusione di Fi con i riformisti del Terzo Polo? Si parla ancora di Forza Italia Viva…

Non penso alle leadership, Berlusconi ormai rincorre le posizioni populiste e antieuropee di lega e Fdi, quello che sta accadendo è la tracimazione dell’elettorato di Fi. Solo in Italia i popolari scodinzolano dietro le frange estreme del populismo demagogico e antieuropeo. Noi siamo preoccupati per i provvedimenti che verranno approvati. Penso all’autonomia differenziata, rispetto a quel provvedimento così ipotizzato dalla Lega quale sarà la posizione di Fi? Sarà quella che abbiamo sostenuto noi quando ancora eravamo in Fi e quindi di prudenza, limiti e paletti per evitare la secessione del Nord, o la svendita del Mezzogiorno?

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