Un’importante iniziativa per la tutela del mare prenderà forma nei porti turistici italiani. Grazie a un accordo siglato il 31 marzo 2026 tra il Consorzio Nazionale per la gestione degli Oli Esausti (CONOE) e l’Associazione Nazionale degli Approdi e Porti Turistici (Assonat-Confcommercio), verrà avviato un programma per la raccolta degli oli alimentari usati a bordo delle imbarcazioni da diporto. L’obiettivo è duplice: impedire che questi residui finiscano in mare e trasformarli in una risorsa, secondo i principi dell’economia circolare.
L’inquinamento marino è spesso associato a sversamenti industriali o alla plastica, ma esiste una minaccia meno visibile: i grassi di cucina esausti. Anche piccole quantità, se disperse in acqua, creano una pellicola superficiale che ostacola l’ossigenazione e danneggia gli ecosistemi, specialmente in aree a ridotto ricircolo come i porti. La somma di tanti piccoli sversamenti individuali genera un impatto ambientale significativo e persistente.
Il progetto mira a intercettare questo rifiuto alla fonte. Nei porti che aderiranno all’iniziativa, saranno installati punti di raccolta dedicati e facilmente accessibili. Ai diportisti verranno forniti strumenti pratici, come tanichette e imbuti, per facilitare il conferimento corretto. L’azienda Nuova C Plastica fornirà i contenitori, contribuendo all’infrastruttura operativa del programma.
L’operazione, inserita nella campagna “Stop Food Oils & Fats in the Sea” promossa dal CONOE, non si limiterà alla sola installazione di attrezzature. Sarà accompagnata da un’intensa attività di comunicazione e sensibilizzazione rivolta a diportisti e operatori portuali, per promuovere una maggiore consapevolezza e una cultura della responsabilità. La logica è quella di rendere il comportamento virtuoso la scelta più semplice e naturale.
L’olio alimentare usato, infatti, se gestito correttamente, cessa di essere un rifiuto inquinante per diventare una preziosa materia prima. Una volta raccolto, può essere rigenerato e trasformato in biocarburante, lubrificanti o altri prodotti industriali. Questo processo di recupero è il cuore del modello di economia circolare che l’iniziativa intende promuovere nel settore nautico.
L’adesione di Assonat-Confcommercio, che rappresenta circa due terzi dei posti barca in Italia, conferisce al progetto una portata nazionale e un forte potenziale di cambiamento. Come ha sottolineato il presidente Luciano Serra, la sostenibilità è una responsabilità condivisa e questa intesa fornisce strumenti concreti a tutto il settore. Il porto turistico si evolve così da semplice area di ormeggio a presidio di tutela ambientale.
Il Consorzio CONOE, ente senza scopo di lucro che coordina la filiera degli oli esausti in Italia, estende con questo accordo il suo raggio d’azione a un ambito strategico. L’obiettivo è rendere la filiera di recupero più capillare e visibile anche nel mondo del diporto, modificando le abitudini quotidiane.
L’iniziativa dimostra che la protezione degli ecosistemi marini non dipende solo da grandi strategie, ma anche dalla somma di azioni individuali supportate da infrastrutture adeguate. Rendere la raccolta facile e accessibile trasforma un dovere morale in una pratica concreta, con un impatto positivo reale sulla salute del nostro mare.


















