Vita da cani

L’onorevole Michela Vittoria Brambilla, imprenditrice e parlamentare di Forza Italia, ha di recente presentato un disegno di legge per la tutela degli animali. La norma prevede, in talune circostanze, che il maltrattamento oppure l’uccisione di un “pet” verranno puniti severamente! Le pene previste per il maltrattamento arrivano fino a cinque anni di carcere. A sei in caso di morte. “Già dalla legislatura precedente – ha spiegato la presidente dell’Intergruppo parlamentare per la difesa degli animali – abbiamo ricevuto in eredità la storica riforma della Costituzione: quella che introduce la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli animali, alla quale ho personalmente lavorato per tre legislature”. Da questa innovazione hanno preso il via le mosse per nuove soluzioni normative, che hanno dunque incrementato le pene riguardanti l’abuso, l’abbandono, il maltrattamento e la soppressione degli amici più fedeli dell’uomo. Non è dato sapere quali siano le tipologie di animali che saranno sottoposte a queste stringenti tutele ma è lecito pensare che esse siano rivolte, in prevalenza, a quelli domestici o di compagnia, questi ultimi già oggetto di attenzione da parte della politica in ragione della loro massiccia presenza nelle famiglie italiane. Il che rende l’argomento ancor più rilevante per le inevitabili ricadute in termini di accalappiamento del consenso (e della simpatia degli elettori). Fu Silvio Berlusconi, attento utilizzatore dei sondaggi, ad intuire che blandire gli animali poteva significare simpatia e voti. Non a caso Dudù, il cane da compagnia della coppia Silvio-Pascale, fu raggiunto da grande notorietà, diventando finanche protagonista sui rotocalchi più venduti del Belpaese. Intuito che il riflesso sui consensi poteva essere più che consistente, non vi furono più foto della coppia senza l’amato batuffolino bianco a quattro zampe. Un quadro tenero e accattivante che fece anche moda e proseliti. Ora l’argomento è stato ripreso dall’onorevole Brambilla, da sempre antesignana delle tutele degli animali e dunque coerente con la sua storica battaglia. Tuttavia bisognerà ricordare l’aforisma di Napoleone che così recita: “Tra il sublime ed il ridicolo non c’è che un passo”, ovvero che l’enfasi di voler difendere talune idee, in qualunque modo e senza limiti, rischia di trasformare una sublime intenzione in un’azione risibile perché esagerata. Nel caso di specie, credo ben calzi quell’ammonimento e che prevedere fino a sei anni di pena per la soppressione di un animale, possa oltrepassare il limite del buon senso. Non conosco il codice penale e non ho termini precisi di comparazione tra gli anni di pena inflitti per taluni reati ad alta pericolosità sociale (come ad esempio lo scippo e lo spaccio di droga) e quelli proposti per l’abbandono e il maltrattamento di un cane, ma non credo di sbagliare affermando che in talune circostanze la condanna afflittiva sia addirittura più bassa di quella ipotizzata dalla Brambilla! Se fossimo in un paese anglosassone oppure scandinavo, ove la giustizia è giusta e celere, le patrie galere praticabili e umane, atte al recupero sociale del reo, potremmo anche permetterci il lusso di sanzionare con il carcere un’azione malvagia o indegna perpetrata in danno di un povero pet. Ma come dovrebbe ben sapere l’intergruppo capeggiato dalla “rossa” Michela, viviamo in uno Stato che ha enormi e irrisolti problemi in campo giudiziario e carcerario. Per capirci: sono oltre ventimila i detenuti in attesa di giudizio. Costoro in larga maggioranza scontano la galera preventiva ancorché le statistiche ci dicano che oltre il sessanta percento, tra loro, sarà prosciolto ed assolto in seguito. Abbiamo prigioni sovraffollate e in taluni casi vergognosamente fatiscenti ove un’umanità derelitta sconta la pena due volte tra condanna e disagi. Abbiamo reati, come il concorso esterno in associazione, mai tipizzati ovvero mai classificati ma che consentono ai pubblici ministeri di rinchiudere chiunque in qualsivoglia circostanza. Abbiamo indagini che non approderanno mai in tribunale per decorrenza dei termini, un numero di magistrati e cancellieri sotto dimensionati e procure dove si diventa vecchi prima di ottenere una sentenza civile. Abbiamo spacciatori, ladri e stupratori che entrano ed escono dopo nemmeno un mese di galera, irridendo le loro stesse vittime. E pensiamo a tutelare gli animali tanto amati, spesso curati e assistiti meglio dei bambini che sono in un brefotrofio ma che non si possono adottare, spesso abbandonati, abusati e mercificati? Prima o poi qualcuno si accorgerà che spesso sono gli uomini a fare… una vita da cani.

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