Coldiretti, estate 2018 sul podio delle più hot: è allarme raccolti

I dati allarmanti delle ultime statistiche evidenziano un pericolo per l'agricoltura

Foto LaPresse - Moro Francesco 14/10/17 Bergamo, Italia Cronaca Una mobilitazione degli agricoltori con trattori per chiedere di fermare le speculazioni sui prodotti agricoli.

MILANO (LaPresse) – Nuova analisi della Coldiretti. La stagione calda è da poco iniziata. Ma l’estate 2018 si è già piazzata al terzo posto degli anni più bollenti da inizio XIX secolo ad oggi, con una temperatura superiore di 1,34 gradi rispetto alla media storica.

L’analisi della Coldiretti sui cambiamenti climatici in corso.

E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base di dati Isac Cnr, che lancia l’allarme surriscaldamento globale. Il 1800 è infatti l’anno ‘zero’ in cui sono iniziate le rilevazioni. La prendono con filosofia gli amanti del gelato. Complici le temperature torride, gli acquisti di coni e coppette volano in Italia, che con 595 milioni di litri è il primo produttore dell’Unione Europea.

L’andamento anomalo di quest’anno conferma purtroppo i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo“. A denunciarlo è la Coldiretti in un comunicato.

Gli effetti negativi e i danni provocati all’agricoltura.

Il risultato sono oltre mezzo miliardo di danni provocati all’agricoltura nelle campagne con gelo, nubifragi, trombe d’aria, bombe d’acqua e grandinate che si succedono colpendo a macchia di leopardo la Penisola. Un impatto che è destinato a sentirsi anche sulle tavole. Quest’estate, secondo quanto riferito dall’associazione degli agricoltori, mancherà dagli alberi un frutto su quattro, dalle albicocche alle ciliegie, dalle pesche alle nettarine fino alle susine.

A risentirne sarà anche l’autunno con la produzione di olio di oliva ridimensionata dal maltempo. Un fattore che, dati Coldiretti alla mano, ha provocato danni su 25 milioni di piante. “In pericolo è anche la stabilità idrogeologica perché i cambiamenti climatici si abbattono su un territorio fragile dove sono 7145 i comuni a rischio frane e alluvioni, l’88,3% del totale. Un risultato provocato da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni ha ridotto a meno di 13 milioni di ettari le aree agricole a vantaggio dell’abbandono e della cementificazione.

di Ester Castano

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