Draghi ai legislatori Ue: “Avanti con le riforme. Italia? No ai privilegi”

Le dichiarazioni del numero uno della Bce

AFP / Daniel Roland in foto Mario Draghi

MILANO (LaPresse) – Il presidente della Bce, Mario Draghi, vede ancora una ripresa “ampia ed estesa” nell’eurozona “nonostante qualche moderazione”. Restano però rischi. Di fronte alla commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento, Draghi parla di “minaccia di protezionismo, vulnerabilità nei mercati emergenti e volatilità dei mercati finanziari”. Ma anche di Paesi “meno neutrali”, dunque meno rigorosi di prima, nelle politiche di bilancio.

Il bilancio di Draghi sul caso italiano

Il banchiere centrale ribadisce nello specifico sull’Italia quanto spiegato nelle sue ultime apparizioni. “Occorre aspettare i fatti – dice l’ex capo di Bankitalia -. E i fatti sono la presentazione della legge di bilancio e la discussione in Parlamento. Entrambe sono importanti e delicate. A questo punto non voglio entrare nella discussione sulla politica interna di un singolo Stato membro”.

Con un legislatore tedesco che gli chiede conto di presunte offerte di prestiti a Roma per alleggerire le pressioni dello spread, Draghi taglia corto. “Non c’è alcun privilegio, noi facciamo la politica monetaria per tutti i Paesi”. Il numero uno della Bce non rinuncia però a bacchettare di nuovo la politica italiana. Ribadendo che “le parole hanno fatto danni, perché la famiglie e le imprese pagano alle banche tassi più alti di prima” solo in Italia.

Il discorso ai legislatori dell’Ue

Draghi esordisce ricordando il fallimento di Lehman Brothers che nel settembre 2008 ha portato allo scoppio della crisi globale. “Oggi, a dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria, rimangono ancora importanti questioni incompiute, quando si tratta di migliorare il quadro legislativo finanziario dell’Ue”, dice il presidente della Bce, che invita i legislatori ad accelerare sulle riforme prima delle prossime elezioni europee, previste nel maggio del 2019.

“Mentre ci avviciniamo alla fine di questo mandato legislativo – afferma Draghi -, dobbiamo cogliere l’opportunità adesso. Conto quindi sul sostegno del Parlamento per garantire che il quadro fornisca la necessaria stabilità ai mercati, proteggendo così i cittadini dell’Ue, come clienti, lavoratori e contribuenti”.

Da parte sua, Draghi garantisce collaborazione alla Commissione europea. “Il ruolo internazionale dell’euro crescerà a seconda della determinazione con cui proseguiremo nel cammino delle riforme”, spiega il numero uno della Bce, che però avverte che il destino della moneta non può essere solo in mano al consiglio direttivo dell’Eurotower. “Promuovere il ruolo internazionale dell’euro non è il nostro mandato”, avverte parlando a Bruxelles.

Gli avvertimenti del numero uno della Bce

Draghi ammonisce i legislatori europei ricordando la crisi del debito che nei primi anni del decennio ha fatto traballare l’euro. “Quella crisi ha messo in luce debolezze strutturali e ci ha costretti ad affrontarle. Il lavoro non è ancora finito, ma stiamo raccogliendo i frutti dei nostri sforzi”, dichiara ancora il governatore. Le parole di Draghi fanno leggermente risalire l’euro vicino a quota 1,177 dollari.

L’ultimo avvertimento del presidente della Bce è rivolto anche all’esterno dell’eurozona e dell’Ue. L’impatto dei dazi Usa, spiega il banchiere, “sarà grande se sarà messo in atto quanto è stato annunciato”. Proprio oggi sono entrati in vigore ulteriori tariffe doganali Usa su beni cinesi per 200 miliardi di dollari e i dazi ritorsivi di Pechino per 60 miliardi.

di Lorenzo Allegrini

 

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