NAPOLI – Sembrava la scena di un film d’azione, ma la realtà era ben più cruda e pericolosa. Auto civetta con lampeggianti accesi, uomini in divisa con la scritta “Guardia di Finanza”, un’operazione apparentemente di routine. Invece, era l’inizio di una rapina violenta e meticolosamente pianificata. All’alba di oggi, 6 maggio 2026, la Polizia di Stato ha messo la parola fine alle attività di una pericolosa associazione a delinquere specializzata in assalti a mano armata, eseguendo un’ordinanza di misure cautelari emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica. Sette persone, di età compresa tra i 34 e i 70 anni, sono state raggiunte dal provvedimento: per quattro di loro si sono aperte le porte del carcere, mentre per gli altri tre è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza.
L’indagine, coordinata dalla Procura partenopea e condotta con acume investigativo dalla Squadra Mobile di Napoli, ha preso le mosse da un episodio eclatante avvenuto il 15 febbraio 2023. Quel giorno, un commando di otto uomini fece irruzione nei locali di una Società Cooperativa Sociale nel capoluogo. Il loro travestimento era quasi perfetto: casacche delle Fiamme Gialle, due auto dello stesso modello di quelle in uso alle forze dell’ordine (poi risultate rubate e con targhe clonate) e l’uso spregiudicato di lampeggianti per farsi strada e non destare sospetti. Un colpo da manuale che ha dato il via a una complessa attività investigativa.
Grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e a un minuzioso lavoro di analisi, gli inquirenti hanno ricostruito un quadro indiziario granitico. La banda non si era fermata a quell’unico episodio. Anzi, tra aprile e luglio del 2023, il gruppo criminale ha messo a segno una serie impressionante di ben nove rapine a mano armata, seminando il terrore tra le province di Napoli e Caserta. Il bottino complessivo, secondo le stime, ammonterebbe a circa 400.000 euro.
L’elemento più inquietante emerso dalle indagini riguarda il cuore operativo della banda. Tra i quattro destinatari della custodia cautelare in carcere, infatti, figurano due ex sottufficiali dell’Arma dei Carabinieri. Un’ombra nerissima su chi un tempo indossava la divisa per servire lo Stato e che, invece, avrebbe messo la propria esperienza al servizio del crimine. Entrambi, peraltro, erano già stati destituiti proprio perché arrestati e condannati in passato per reati contro il patrimonio, un precedente che evidentemente non è servito a fermare la loro carriera criminale. La loro conoscenza delle procedure e delle tattiche delle forze dell’ordine avrebbe fornito alla banda un innegabile vantaggio operativo, rendendola ancora più audace e difficile da contrastare.
Le perquisizioni hanno poi svelato il “covo” del gruppo: un deposito situato nel comune di Casalnuovo di Napoli, trasformato in una vera e propria base logistica. All’interno, gli agenti della Squadra Mobile hanno rinvenuto un arsenale: armi, giubbotti antiproiettile, maschere e parrucche per i travestimenti, ma soprattutto un vasto assortimento di materiale per impersonare le forze dell’ordine. Tesserini falsi, divise complete, casacche, berretti e palette segnaletiche con i loghi sia della Guardia di Finanza che dell’Arma dei Carabinieri. Tutto il necessario per replicare il loro ingannevole e fruttuoso modus operandi.
Come sottolineato dagli inquirenti, il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I destinatari sono da considerarsi presunti innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna e avranno facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.









