L’Ascoli ha conquistato la promozione in Serie B al termine dei playoff, un traguardo che porta la firma del suo allenatore, Francesco Tomei. La stagione del tecnico è stata segnata da un numero ricorrente, il dieci, apparso come un segno del destino in più occasioni.
Dieci sono state le vittorie consecutive ottenute nel girone di ritorno, che hanno permesso alla squadra di avvicinarsi alla vetta. Dieci sono stati anche i gol realizzati nelle sei partite degli spareggi promozione, a fronte di sole tre reti subite. Ma dieci, soprattutto, sono state le giornate di squalifica subite dal tecnico, di cui sette in un colpo solo.
Quell’episodio, ha spiegato Tomei, ha rappresentato una lezione fondamentale. “In tanti anni non mi era mai successo. Da lì in poi sono cambiato, ho capito che dovevo migliorare”, ha affermato. L’allenatore ha chiarito la dinamica dell’incidente: “Ho lanciato una bottiglietta come gesto di stizza e l’arbitro ha pensato che volessi tirarla a lui”.
La squalifica, però, ha offerto una prospettiva inaspettata. “Vedere la partita dall’alto è molto meglio”, ha commentato, citando Luis Enrique. “Dalla tribuna ho avuto tutto sotto controllo e questo mi ha aiutato”.
La gestione dei playoff ha richiesto un approccio mirato all’aspetto psicologico. “Bisogna pensare all’aspetto emotivo e a recuperare la gente, come facevo alla Roma con Di Francesco tra coppe e campionato”. L’identità della squadra è chiara, con una costruzione dal basso audace.
“Penso che il calcio vada in quella direzione. Per dominare la partita lo devi fare partendo dal portiere”, ha dichiarato Tomei. “È un rischio che però porta vantaggi per sfruttare gli spazi che sai creare”. Il tecnico ha sottolineato come la sua squadra sia “unita e propositiva”.
L’amicizia con Eusebio Di Francesco ha radici lontane. “Da piccoli vivevamo nello stesso palazzo a Pescara. Ci siamo allontanati girando l’Italia, quando ha iniziato ad allenare mi ha coinvolto”. Con Di Francesco, Tomei si occupava soprattutto della fase difensiva, ottimizzando i tempi e curando i dettagli.
La sua carriera da calciatore, svolta prevalentemente in Serie C, è stata condizionata da numerosi infortuni. “Ho avuto sette operazioni, altrimenti sarei arrivato in Serie A”, ha detto scherzando.
Tomei appartiene alla prolifica scuola di allenatori pescaresi, che include nomi come Grosso, D’Aversa e Oddo. “A Pescara c’è tanta cultura calcistica e voglia di fare. Da qui sono passati Galeone e Zeman, gente che ha fatto la storia con un calcio stimolante”.
L’Ascoli di Tomei è stato paragonato al Mantova di Possanzini, capace di vincere la Serie C e ottenere una salvezza tranquilla in B. “Davide è un amico e lo rispetto, abbiamo molte cose in comune”, ha concluso il tecnico. “Lo dovremo fare anche noi, ma adesso godiamoci la festa”.







