‘Ci disarmiamo’: telefoni lasciati in auto, segnali e colloqui segreti. Così Marrandino provava a sfuggire alle microspie

Le precauzioni di Marrandino ricostruite dai carabinieri nell’indagine che ha portato alla richiesta di arresto

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Da sinistra, Scalzone, Natale e Marrandino

Telefoni lasciati in auto, colloqui spostati fuori dall’ufficio e gesti per interrompere le conversazioni più delicate. Sono le precauzioni che, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, il sindaco Pasquale Marrandino e alcuni amministratori avrebbero adottato nel timore di essere intercettati. A documentarle sono le microspie e le telecamere installate nell’ufficio del primo cittadino e nella Jeep Renegade utilizzata da Marrandino.

Uno degli episodi risale al 14 aprile 2025, quando il sindaco, l’allora vicesindaco Giulio Natale e l’ex assessore Andrea Maria Scalzone raggiunsero la cooperativa Icaro di Santa Maria Capua Vetere per un incontro relativo alle nomine dei candidati al servizio civile. Prima di scendere dalla vettura, i tre lasciarono i cellulari nell’abitacolo. “Ci disarmiamo”, disse Natale. Al ritorno, Scalzone avrebbe iniziato a parlare dell’esito dell’incontro, ma Marrandino lo avrebbe zittito portando un dito al naso. Il sindaco avrebbe poi preso dalle mani del vicesindaco un foglio con l’elenco dei selezionati, riponendolo sul cruscotto. Un comportamento che gli investigatori collegano al sospetto che la vettura fosse controllata da una telecamera.

Cautele simili sarebbero state adottate anche in Comune. In un’occasione Natale invitò Marrandino a lasciare i telefoni sulla scrivania prima di spostarsi con lui in una stanza vicina per un colloquio durato circa dodici minuti.

Nonostante le precauzioni, secondo gli inquirenti, intercettazioni, riprese e riscontri documentali avrebbero consentito di ricostruire le vicende al centro dell’indagine. Il fascicolo ha spinto i pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone a chiedere la custodia cautelare in carcere per Marrandino. Natale e Scalzone risultano invece indagati a piede libero. Ai tre, per episodi differenti, vengono contestati reati di corruzione. Sulla richiesta di misura cautelare il giudice si pronuncerà dopo l’interrogatorio preventivo che Marrandino affronterà il 30 luglio.

Le accuse rappresentano l’ipotesi della Procura e dovranno essere verificate nel corso del procedimento. Tutti gli indagati sono da considerare innocenti fino a un’eventuale condanna irrevocabile.

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