Il Fondo monetario internazionale punta il dito sulle politiche fiscali italiane

Secondo l'istituzione, infatti, tali politiche sarebbero in contrasto con la sostenibilità del debito

LP / AFP PHOTO / Kazuhiro NOGI

MILANO (AWE/LaPresse) – A puntare il dito sulle politiche fiscali dell’Italia, questa volta, è il Fondo monetario internazionale. L’istituzione fa sapere, nel rapporto Articolo IV sull’Eurozona, che, “se avranno piena attuazione” le misure fiscali e di spesa favorite in Italia dal nuovo governo, “provocheranno una significativa espansione fiscale, in contraddizione con la sostenibilità del debito”. A Roma l’istituzione di Washington chiede un aumento dell’efficienza del settore pubblico. Ma anche “di allineare i salari alla produttività d’impresa” e ridurre “le disparità regionali sull’occupazione”. Per il Fondo uno dei modi per farlo è introdurre “un salario minimo nelle regioni, possibilmente differenziato”.

La preoccupazione del Fmi viene dal fatto che le decisioni dell’Italia potrebbero ricadere su tutta l’eurozona

La crescita dell’Ue a 19, spiega infatti il Fondo, è esposta al rischio proveniente “da tensioni dei mercati come quelle vissute durante il recente periodo di formazione del governo italiano”. Le recenti difficoltà nella formazione del Governo in Italia “hanno innescato un netto allargamento dello spread. Accompagnato da un calo della liquidità nel mercato secondario”, ricorda il Fmi. Sottolineando che “ci sono state anche delle conseguenze per i mercati dei bond spagnoli e portoghesi, anche se relativamente minori. Con rendimenti rimasti al di sotto delle loro medie del 2017”. L’espansione dell’Eurozona, comunque, sta rallentando verso un ritmo più moderato, anche se rimane “vigorosa”.

L’Italia non è, infatti, l’unico Paese a suscitare preoccupazioni al Fondo

“Purtroppo – spiega il Fmi – i piani di bilancio nazionali stanno facendo troppo poco o stanno andando nella direzione sbagliata”. E, ad esempio, “le aspettative di un allentamento” dell’orientamento fiscale della Germania “sono mitigate da una storia di sovraperformance delle entrate”. Per l’istituzione di Washington, “molti dei Paesi ad alto debito, tra cui l’Italia, il Portogallo e la Spagna, continueranno ad adattarsi solo leggermente o per niente quest’anno, nonostante un output gap”, ovvero la distanza tra Pil effettivo e potenziale, “chiuso o positivo”.

Il Belpaese, tuttavia, per il momento è maglia nera in Europa per la crescita dei salari. Tra le maggiori quattro economie dell’area euro, l’Italia ha registrato la crescita più lenta degli stipendi nel 2017, segnando un incremento di appena lo 0,4%. La crescita più veloce, invece, è stata raggiunta dalla Germania con un aumento del 2,2%.

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